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domenica 29 gennaio 2017

Sorpresona graditona



Capatina casuale nel capoluogo di provincia taziale e * tac * mi salta fuori dall’androne del palazzone nobilone la bella zingarella, ve la ricordate la Gipsyqueen Mietta amica della PutTanya spezzatrice di cuore taziale? Cosa fai, cosa non fai, l’avvocata ricordi?, e tu, lo spaccino, che bello, si ride, ma sì dai non c’è male, piazziamo lì l'implicito oblio sulla sepoltura di un tempo e scorriamo vaselinati passeggiando, "te la fai una cannetta sportiva?" - "ma magari Taziopusher, ma magari, che c’ho da andare allo studio Magabelli Spirlicchi Frazzi Canestrelli Buttafogo Sbrazzadella Franti Cuore Garrone Penna Rossa" - "ma che peccato che so che te l’erba ti piace" - " e mi piace sì Taziusher, ma alla mattina nisba" - "mo senti allora, sempre che non ti faccia schifo e ove nulla osti, ma perché stasera non ci cacciamo una pizza ignorante con una pacca di origano che ce lo porto io quello buono?" - " hahahahaha Tazioosher non cambi mai" - "no invece, sbagli, peggioro che non ti dico" - "allora va bene ci vediamo alla Pizzoteca Bella Portici da Nestore e Gildo alle ore venti punto zero zero zulu", va bene ricciolona cannaiola Mietta Zingarona, fatta, bacio, bacio, risata di simpatia per il mattacchione e si fa.

Giochiamo solo che c’ho il marchese” – mi dice nuda, segnata di abbronzatura perizomica, con le ricrescite ispide e ampissime sul triangolone del divertimento e sulle ascelle carnose, che sesso quel cordino bianco, ma poi tu figurati se me il marchese mi blocca, toh, accendi Gipsy, che mentre te ti spacchi io ti succhio le dita dei piedi, annuso, me lo meno, nessun odore, non puzzo vè, ma sento maledetta, ma mi vuoi che puzzo e ride e io tiro il cordino, nooooo Taziuuuuus, ma sé, nden nden e in men che non si dica fuori uno e dentro l’altro, madonnasantissima, ti ho fatto male? ma sé male, granbene mi fai, maiale, passa la canna che ci do un tirone, ah Taziovich che benessere, erba spaziale, cazzo alieno, ripasso la porra e le lecco le ispide ascelle e lei mugola, tironando da far luce e io pompo e lei gode, ah Gipsy da quanto tempo non mi impalavo una bella ruspantina e la porra muore nel portacenere Aperol inculato in un bar e io comincio la fresatura di iperfino di quella bernardona labbrosa bisognosa di affetto e affettato, “carne di porco crudo? Quanto faccio? Un chilo e due? E’ due chili e nove, lascio?”, l’erba sale gentile col suo cazzottone al cervello, occhietti piccoli, lingue bovine si sdrumano di saliva bavosa, spaccamela tesoro, ma certo bambina, vengo, vengo, vengo, vieni, vieni, vieni, lasciati andare, molla tutto, piscia se vuoi e questa raffinatezza acutizza, infiamma, arrapa, insuinisce, abbatte l’autocontrollo, “mi sborri sulle ascelle?”, ma certo tesora e sguscio la minchia appiccicosa e me lo strozzo con lei che si tormenta il bottone e schizzo come una seppia mentre lei tiene alto il braccio e si lecca le labbra, spalmando l’unguento miracoloso sulla tetta dura di pelle d’oca e scuri capezzoli increspati come il mare d’inverno, succhiandosi le dita, per poi sparare un’altra venuta digitale e la giro, cristocazzo non ti diventa mai mollo a te?, no santachiarachecoscia, mai se la vacca che monto è in calore come te e allora dai, toro, montami diocane, sbattimelo dentro e via così per mille avventure sugose di sudore suino, condite di sensuali bestemmie che da quella bocca minchiaiola sgorgano laide e soavi come squillanti chiarine del lurido.

Camminerò a gambe larghe oggi, diocantante” mi dice ridendo, ancora dura come un copertone, vestendosi ultrafigattorney, pencilskirt, camicia bianca, calze nere e tacco dodici classicissimo, capelli aconciati, mentre io a letto nudo mi rollo un cannino del buongiorno Taziofallito, “non metterti le calze” suggerisco roco, col cazzo barzotto sotto il piumone, mentre lei ride e dice che in studio non si scaldano cazzi, che già è difficile così, “basta che ti tiri dietro la porta se devi andare, il caffè sai tutto” e scompare dopo un bacio linguale laringoiatrico e un tiretto al cannavacciuolo e io mi sciolgo tra le sue lenzuola col suo profumo di carne addosso e mi riprometto di frugare ovunque per scovare i suoi luridi segreti, ma poi spengo e mi mollo alla nanna, la prima serena, con la finestra aperta e i tetti del capoluogo di provincia taziale gelati, ma che bello, sembra Natale, son sereno, che bel profumo di carne umana e marijuana, vorrei essere nel suo perizoma bianco e pensando a quella figona insanguinata così saporita e odorosa, dormo.
Finalmente.

lunedì 17 dicembre 2012

Return On Equity

Bonjour, bonjour, bonjour.
E' lunedì, il giorno che sta ad un giorno dal mercoledì, giorno in cui la mia Polpetta di Culo ritorna dal Papone. 
Cos'è successo nel fine settimana taziale?
Procedo con invidiabile sintesi sugli elementi di minimo rilievo.
Sabato sera ho dato degna sepoltura a Mietta, coprendola con un paio di badilate di terra. Ora giace laggiù, nell'orrido bosco, accanto a quell'altra salma.
Dopo averla diffusamente chiavata e spruzzata, l'ho subdolamente coinvolta in una discussione accesissima, basata su assolutamente futili motivi, trascinandola per i capezzoli lungo il crinale più ripido della montagna e, avvolto nelle nebbie degli imprecisi ricordi su Sissifo, l'ho scaraventata giù dal dirupo, così come noi PezzidimmerdaPro sappiamo sapientemente fare. Prima le si strachiavano, dopo le si tumulano.

In ogni caso, fine di Mietta.
Perchè?
Perchè ero colpevole. Colpevole di averla fatta avvicinare troppo, colpevole di averle dato l'opportuntià di sapere di me e della Chiara, colpevole di averle concesso la discesa in pista anche se solo per l'arco di una notte, colpevole di aver lasciato che, con la stessa bocca con cui mi succhiava il cazzo, potesse chiedermi "L'hai sentita oggi?". Colpevole, colpevole, colpevole. E, quindi, lungo il profilo di democrazia e giustizia tanto in voga nel nostro Paese, ho sentenziato che, siccome l'errore l'ho commesso io, la punizione spettasse a lei.

Bene.
Ora sono nello spirito dell'Avvento, perchè niente come sentirsi bastardi fa avvicinare tanto al Natale.
Bonjour. 

sabato 15 dicembre 2012

Infelice

"Và che ti puoi rilassare eh Tazio. Và che i miei casini ce li ho anche io eh. Cioè, non è che se te mi dicessi 'diventa la mia morosa' io ti direi di sì, chiariamo 'sto punto, che io le mie batoste ce le ho belle, vive e scottanti, vè."
Rassicurante, sgomberante, chiarente, appianante, adattante e tranquillizzante. Eccola qua, bella nuda nel suo letto, sotto le coperte assieme a me, che mi spiega con parole adulte che la ficcarella è consentita, poichè non vi sarebbero le condizioni per andare oltre questa stupendammicizia condita di stupendossesso.
Manca solo la stuppendattrans e poi il mondo sarebbe perfetto.
Già, chissà che fine ha fatto la Ade e la Stupendattrans. Boh.
"Ci andresti a letto con una trans?" le chiedo, dando prova di dissociazione mentale, visto che l'argomento era la tranquillità ficcaiola.
"Manco morta, mi fanno schifo" ed io apprezzo la veracità della Mietta, che è avvocatessa e sa della vita.
"E con una donna? Ci andresti? O ci sei già stata?" chiedo, perchè io sono uomo di schemi, a volte liberi, ma pur sempre schemi.
Non l'ho mai dato a una Maiala senza farle, prima o poi, un questionario ed io certe domande le devo fare, mi spiace, è la prassi.

"Ci son stata" e mi guarda come se mi avesse rivelato il sedicesimo segreto della Madonna del Parabrezza. Va ben, Mietta, ti piace la passeragione, sai che novità. E' quasi uno standard per voi ficazze up-to-date, sarei rimasto deluso dal sapere che la fica non l'hai assaggiata mai.
"A me piace il cazzo" esordisco con una tranquillità psicopatologica e lei mi guarda e ride. Cazzo ridi, Mietta, non sto scherzando. E a sostegno di ciò che ho dichiarato produco una dettagliata descrizione di cosa mi piace di un uomo, di come mi piace prenderlo, di come lo succhio e in qualche minuto sento la sua mano che mi agguanta l'uccello sotto le coperte e comincia una lenta sega, al che mi informo se l'argomento che sto trattando la vada annoiando ed ella mi risponde che, anzi, lo gradisce assai e mi prega di continuare ed io continuo, continuo, ci infoiamo e la chiavo.

La chiavo alla missionaria, caricandomi le sue gambe sulle spalle e Mietta gode, gode, gode, gode ed è, onestamente, proprio bello farla godere, perchè quella Femmina è fatta per scopare, va detto e ridetto. Le lecco i piedi, chiavandola. Glieli lecco e, in tema di rivelazioni, le spiego con minuzia dettagliata della mia fissazione feticista e lei pare godere pure di quello. Al che, rincuorato di tanta condivisione ed accettazione proattiva, le chiedo se gli oggetti del mio desiderio siano dotati di aggressivo bouquet, se sapientemente coltivati, ed ella mi risponde che sì, che se sapientemente coltivati essi emanano afrori intensi ed io, allora, la prego di non lavarli, per stasera, sortendo un accondiscendete e sorridente consenso.

Certo che c'è poco da fare i coglioni, i furboni, quelli che giocano a rimpiattino con questa bella ficazza carnosa, perchè può pure starci che lei subodori che io faccio il coglione fingendo di assecondare le sue prevedibili tattiche, ma alla fine la mano vincente è sempre la sua, nel bene e nel male, perchè è incontrovertibile che io sia a letto con lei, che io la stia chiavando, che le stia dando il più grosso cazzo che abbia mai preso, quel cazzo che "credevo esistessero solo nei porno". E poi va detta anche un'altra grande verità, per onestà intellettuale, per non prendermi e prendervi per il culo. Va detto che sono a letto con una Turbotroia a trenta chilometri da casa, al caldino, senza sbattoni, va detto che domani sera me la richiavo quanto e quando voglio, va detto che è furba e asseconda di tutto e io, al momento, da questa situazione traggo solo enormi vantaggi ed enorme godimento sessuale.

E' allettante, è un'eventualità che tenta, che compete, che sta in pista benissimo con la situazione complicatissima e deprimente con la Skizza. Mi sento una merda a dirlo, ma se non lo dicessi sarei ancora più merda. Io amo la Skizza, la amo da morire, ma io sono anche io e non c'ho ventitre anni che per una figa uno va in Alaska con la 50 Special, io sono stanco, fiacco, c'ho una marea di cazzi che anche ieri non vi dico e voglio le cose semplici, semplificate, easy, voglio dei semplici "Domani sera come sei messa? Usciamo?" - "Ok, va benissimo" - "Non metterti mutande e reggiseno e non ti lavare" - "ok…." ecco, io è questo che voglio adesso, poi magari fra una setimana non mi interessa più, ma adesso mi serve, assolutamente, senza dubbi o incertezze.

Son quasi completamente vestito, in piedi di fianco al letto dove lei giace ancora, nuda sotto il piumone.
Mi infilo il maglione e sento che lei mi sbottona le braghe. Guardo in giù.
"Mi piace che non porti le mutande" sussurra prendendomi in bocca l'uccello.
Non è niente, è il pompino della buona notte. E succhia e ingolla la mia minchiona mugolando. "Sai di figa" commenta sospendendo l'azione per quei secondi necessari a dirlo. Fuori piove e c'è la nebbiolina. Fa freddo.
Mi rispoglio.
Dormo qua, con lei, nudi.

Stamattina, quando mi sono svegliato, lei non c'era.
C'era un biglietto in cucina.
"Sono in studio, se hai bisogno chiamami al cell. Il caffè è pronto, basta schiacciare il bottoncino verde. Occhio che sei senza chiavi e se ti tiri dietro la porta, sei fuori. Ci sentiamo più tardi. XXX".
Che bella scrittura che ha.

Ed è cominciato il sabato, il sabato taziale.
Indugio prima di entrare nella doccia, annusando le sue cose.
Mi masturbo sotto l'acqua caldissima e non riesco a pensare a niente.
A niente.

mercoledì 12 dicembre 2012

Sia fatta la mia volontà

Bene.
Ricetta breve dello stanamento della pantegana che si infila negli angoli bui della neutralità amicale di 'sto cazzo nodoso, che si trincera dietro manti improbabili di normalità civile, eccola lì, eccola lì che fiuta l'odore spermatico del fiume di parole taziali che, intrise dal dispiacere e dallo scoramento, tracciano logorroiche confini cupi attorno al futuro anglosassone, coibentando di cazzate artistiche un quadro d'insieme che, per la prima volta, le appare come un contenitore unico e alienabile in una mossa, lasciando campo ad improbabili ragionamenti che la conducono, scellerata pantegana in calore, a considerare che il Magnifico Tazio sia pronto a mollare il sogno britannico in un colpo solo per avviarsi ad aperture domestiche assai più agevoli e comode ed allora eccola, la pantegana, che arruffa il pelo e molla gli ormeggi e sgocciola tracce ormonali, intridendosi di empatia sofferta e accetta di continuare quella conversazione, sì dolorosa, nella vicina tana del Montone Ficale, attratta dalla proposta di fumare della marijuana che è una vita che non si fa una canna, ma stasera ci sta, ci sta perchè le spiace, cazzo, le spiace di vedermi così giù di corda ed allora ecco, che sul DivinDivano la preda si accoccola ponendo domande ammantate di psicanalisi, mentre il Superbo Tazio pensa solo alla sua anoanalisi, che di psiche e venere ne ha lo scroto ripieno ed all'improvviso, dopo che la canna si è consunta in erotiche volute di fumo, Tazio il Carnivoro, senza pietà, nè modo, nè classe, nè stile, le abbranca le sode mammellone scivolandole addosso ed entrando nella sua bocca con metri sedici di lingua alcolico alcaloidica, ad intrecciare ricercati ramage art deco con la sua linguona alcolico alcaloidica ed è subito festa.

Bello triangolone bianco di zio, che indica che sulla spiaggia maiala indossavi il perizomazzo da vacca, cercando di ammansire augelli paduli, bella di zio, sbatti quel culo contro la mia pancia tesora, che il Tazio di infila la suppostona di carne di porco in tutti i buconi sfondati che hai, avvocatessa di sto cazzo rampazzo randazzo, che sei di una figaggine porno quando sei nuda e ti piace chiavare che manco con l'immaginazione di Walt Disney lo si direbbe che il cazzo ti si attagli in tal guisa, succhia maiala, che quella bocca mi ha fatto slogare di seghe la mano destra, che col cazzo in bocca sei artistica come una Venere del Botticelli, succhia e muggisci di piacere, bovina ultramammellaria che c'hai un fisico da troia che meriteresti fosse visto a Stoccolma per l'ultrapremionobel delle vacche infoiate, poi dai, assaggia, assaggia la crema di coglioni taziali, formosa famelica zoccola, assaggia la sborratona e godine, con gli angoli boccali macchiati di seme di maschio, che chissà quante volte, ma come questa nessuna perchè, dopo averti irrorato l'ugola, la Minchia Superior rimane ben dura e io ti esorto a schiaffeggiarla, puttana, dai, schiaffeggiami il cazzo e mi guardi incredula e schiaffeggi e poi perdi il controllo, perchè capisci che schiaffeggiando la minchia si tinge di porpora e non perde durezza, anzi, ne acquista e mi guardi smarrita e schiaffeggi e poi riattacchi a succhiare e io, cane bastardo, ti grugnisco di girarti che te lo voglio mettere nel culo e mi porgi le terga schiudendo le natiche, offrendomi l'ano alla bocca e io sbavo e lecco e ti tronco nel culo la minchia mentre urli e ti aggrappi e ti scopo la merda più soffice e calda che c'hai e devi portare pazienza, perchè sono giù di corda, c'ho bisogno di femmina e mi lasci fare, tra le tue dita dei piedi, sensuali, ossute e callose, delizia per bocca e cappella e ululi orgasmi sguaiati e alla fine, quando ti sborro tra le tette quelle poche, sparute, goccioline biancastre ti accasci e mi accascio, che t'ho sbullonata per bene, son fiero, sono sazio, son sempre un gran Tazio.

Respiri affannosa e ti tieni la mano sulla fronte, come faceva la Duse, ma tu pensa, ma va bene così, che ti guardo con dovizia ed occhio critico e non c'è niente da dire, sei una figa turbonucleare, c'hai la ficona carnosa in ricrescita nera, con quei peli grossi e corti, ma che delizia e stasera non c'hai nemmeno lo smalto sulle unghie dei piedi, che è una bella prova finestra, lasciatemelo dire, che ce li hai da sega incessante e mi piaci, pezzo di lurida cinghiala cruda, sporcacciona genetica, che stasera non te l'aspettavi di prendere l'Obelisco Taziale e manco t'aspettavi che in mezzo alle gambe c'avessi 'sta stecca di Marlboro Lunghe, perchè la tua troissima amica PutTanya se n'è guardata bene dal rivelarti che il Tazio c'aveva 'ste qualità e ti giri e mi baci e mi dici che t'ho fatta godere come l'Orca Assassina e anche un po' come l'orcamadò a te tanto cara e poi vai a pisciare e ti guardo e sei femmina da farmi svenire, con quel culo da urlo da stadio e me ne rendo conto che adesso sei convinta che io e te si sia un qualcosa, magari embrionale, magari ipotetico, magari archeotipico, magari stocazzofrullazzorampazzo, ma io me ne chiavo, che giù c'ho ancora il badile caldo e figurati se con 'sti mazzi di cazzi da risolvere che c'ho mi preoccupo di un'avvocatessa maiala che cerca fidanzato automunito miletestente bella presenza minchia extrasize e porcaggine ultra sozza.

Ritorni e mi mormori parole tranquille, con quelle mammelle che dondolano come barche da pesca a Puerto Escondido, ma io non mi faccio ammaliare, perchè io ci vengo pure a Puerto Escondido, ma a patto che tu sia sempre cosciente che io sono un Puerco Garantido e né tu, né nessuna bagascia par tuo, fotterete di me qualcosa di diverso dal cazzo superbo che tanto vi piace e diverte.

E ringraziatene il cielo.   
Mietta: done.

mercoledì 28 novembre 2012

Il mercoledì tronfio del tacchino orgoglione

Bonjour, bonjour, bonjour.
La mia fidanzata appartiene ad un mostro sacro di fama mondiale da pelle d'oca ed io sono fiero come un tacchino gonfio di mangime che non sa che tra poco qualcuno sarà ancor più fiero di lui ed in un modo che non apprezzerà sino in fondo.
Bene, molto bene, molto, ma molto bene.
E già qui il pezzo sarebbe completo.

Parlando di minchiate, invece, vorrei confermarvi, come da premesse, che nemmeno ieri sera ho introdotto il mio regale augello in alcun sacro foro di quella fine dicitrice, di quella colta avvocatessa, di quel capolavoro di finezza attraente che risponde ai vari nomi di Bocca, Mietta e Gipsyqueen.
Sempre in tema di scontate affermazioni, vorrei confermarvi che la vista del suo collo del piede appena intarsiato di erotiche vene, nudo da calze e collant ed affogato in calzature di davvero pregevole fattura, mi ha portato con la mente nella giungla selvaggia dove puzzolenti oranghi inchiumano puzzolenti oranghesse, traendone piacevole sollazzo di cui non esitano a comunicare l'intensità attraverso sgraziati, quanto liberatori, urli sonori.

Rimane un quesito per nulla peregrino: ma perchè cazzo perdo il mio tempo a farmi arrapare dalla giumenta sozza, che mi fa solamente odorare i liquami del suo estro, senza consentire la monta che sarebbe naturale conseguenza del calore di entrambi? Mistero gaudioso, al quale non mi oppongo, animato dalla strenua speranza che una bella sera ella vada denudando le pudende pelose (perchè ce le ha nere e pelose, diciamocelo) indicando con l'elegante indice inanellato il luogo, peraltro noto, della giunzione genitale.
Sono un inguaribile romantico, lo so, lo so.

Bene, giornata di pioggia merdea anche oggi, ma assai più sopportabile, specie in vista del ritorno della mia polpetta di culo in calore che domani sera alle ventitre toccherà il patrio suolo a bordo di un velivolo di nazionalità britannica. Che bei momenti, che belle sensazioni, che bella sega lunga e lubrificata mi sono tirato ieri sera sotto la copertina di tenero pile, nudo solo sotto, dimenandomi in calore come una cheerleader dalle voglie sozzette nel culo, che meraviglia eiaculare copioso sull'interno coscia con negli occhi una televendita ucraina e nella mente un polittico di colli di piede, culi, mani nella fica, tettine appuntite e sandali a ragnetto.
Che bel momento erotico, passato tra me e me, scosciandomi e aprendomi come una consumata bagascia d'avanspettacolo, mentre fuori la pioggia picchiettava sui vetri e la luce calda del mio merdoso salottino diffondeva quella serenità avvolgente che solo l'onanista impenitente sa apprezzare e degustare con sapiente perizia.

Per me è già weekend, guardate che vi dico, un weekend fatto di amore carnale e sentimentale, un weekend di full immersion tra le ovaie bollenti della mia fidanzatina adorabile, che tante soddisfazioni mi dà, sotto tuttissimi i punti di vista.
Che bello.

Che piova, cazzomenefrega.
Anzi, meglio.

martedì 27 novembre 2012

Pensierini umidi della serata da lupi

Vero tempo dimmerda. Era già buio alle tre, anzi, non è mai arrivata la luce, in questa cazzo di giornata.
Piove. Piove. Piove.
D'altra parte è novembre, c'è poco da fare.
Non ho ancora ricevuto notizie dalla Skizza, voglia dio che stia andando tutto bene, ma sì, va tutto bene di sicuro.
Ok, non pensiamoci.

Pensiamo piuttosto che stasera, con 'sto tempo dimmerda che chiamerebbe copertina, sega e cognac davanti alla televisione turca dai bei colori, mi agghindo come un coglione per uscire con la Donnaenigma, la Miettabocca, la Gipsyqueen della bassa, per andare a mangiare, ma che strano, una pizza ignorante condita da quattro bestemmie stoppate sul più bello della loro genuina conclusione, che le stimerei assai di più di tanti cantante e canta  e po' e poi.
Come si metterà giù, la nostra bella Bocca della bassa, stasera? Da guerriglia urbanputtanale di sicuro, tirata come uno scorreggione al fagiolo nostrano, tanto per schiaffeggiarmi e pormi attonito nel limbo degli archetipi, preda delle arpie psicosomatiche. Che cazzo frulla nella zucca a quella, solo domineddio lo sa. E vaben, assecondiamo, con ben stampata nella memoria RAM la massima da sempre vincente: perchè rimanere fermi, quando si può stare immobili?
E immobile sarò.

Che tempo dimmerda.
Ho attuato ogni sotterfugio, anche il più puerile, per non alzare il culo dalla sedia, oggi. E ci sono riuscito alla grande. Io odio uscire quando piove, d'inverno. In primavera ancora ancora, ma d'inverno zero, cassazione, kaputt. E così ho mandato in giro il mio fido scudiero, o forse sarebbe meglio chiamarlo il mio fido sculero, il Grande Costash, che è come una sorella, per me.
Bella lì Costa, che da qui a giovedì faremmo bene a ricavarci una seratina maschia per ripassare le gesta della Cuginatroia che a momenti scende e noi non vogliamo farci cogliere impreparati, eh no, eh no, eh no.
Oh, ma vi immaginate che razza di maialaio mettiamo in piedi appena la pelosetta odorosa varca un uscio a caso tra quello mio e quello del Costa che è come un fratello per me? Non mi sta la cappella nella pelle del cazzo.

Piove, che tempodimmerda e che seratadimmerda.
Meledetta Mietta, cazzo, almeno mi rendessi facile la vita e mi tirassi 'sto pompino, facendomi così dimenticare il meteo e invece no.
Potrei sempre tirarle il fat pack con una telefonata dell'ultimo minuto.
Ma se lo facessi violerei la regola, mi sarei mosso.
E invece io devo stare immobile.

Vabbè dai, prosciutteffunk, birrazza, ha-ha-ha, he-he-he, madò che tardi, ci sentiamo nei prossimi, grazie per la bellissima serata.
E, finalmente, sega sotto la copertina guardando i bei colori della TV turca.
Passerà, sì. Passerà.
La faremo passare, cazzomerda.

lunedì 26 novembre 2012

Tupperware e tè della scopa

"Ohimò, ma che fine hai fatto? Sarai mica partito per Londra di nuovo senza dirmelo eh?" squilla l'avvocatessa Mietta dall'altro capo del parlàfono ed io, a mia volta, squittisco un "Carissima! Che piacere! Oddio scusami sono un mostro, lo so, ma sono talmente incasinato col lavoro che… pensa che ho lavorato tutta ieri…" e sortisco un "Ma lo so, lo so, ho immaginato, tranquillo, piuttosto dimmi come stai".

Come sto.
Ma direi che sto bene, infangato nella merda che paio adorare, allettato da azioni da tupamaros d'oltre Manica, pieno di sogni che si infrangeranno nel novanta per cento dei casi, ma la fortuna vuole che se anche solo il dieci per cento andasse in porto sarei soddisfatto.
Poi ci sei tu che vorrei chiavarti fino a farti convertire alla religione Caambriddish e che invece mi smorzi il cazzo, come dice l'impareggiabile Busi, ma me ne farò una ragione stazionando alla finestra, che sia mai che si capisca che cazzo cerchi da me.
No, non gliel'ho detto, ma l'ho pensato tanto tanto intensamente, con il cuore e con la mente, come se lei fosse qui.

"T'avrei detto mangiamo una pizza ignorante stasera, ma invece son bloccata in ufficio fino a quando il diocantante dice basta che è successo un casino che non ti dico, 'sti stronzi rottinculo figli di una troia albanese" e alla parola 'albanese' mi si para negli occhi il luminoso autogrill di Razzo Cambrillo che mi distrae un po' dalla dotta conversazione.
"Tranquilla Mietta, che lo sai che tra di noi anche all'ultimo minuto va bene, magari facciamo per domani sera" che mentre lo dico mi chiedo perchè cazzo TRA DI NOI debba andare bene 'sta cosa, manco avessi visionato le macchie sul  tassello interno del suo perizoma dopo una lunga giornata lavorativa, mah.
"Massì dai, porcodue, domani sera son anche meno sudata, ci sentiamo verso le cinque?" massì sentiamoci, porcodue e madonnatrois, che però il fatto che sei meno sudata mi scazza il cazzo, ma con te va così e allora che tè della scopa con annessi Tupperware sia.
Ma che strana 'sta fogna di femmina.
Mi attizza.

domenica 18 novembre 2012

Pizza ignorante e misteri gitani

Bene.
Sono uscito con Miettagipsyqueen e siamo andati a mangiare una pizza ignorante.
Vorrei fare, al riguardo, alcune considerazioni e vi sarei grato se poteste esprimere il vostro graditissimo parere.
Ho incontrato Miettagipsyqueen, in maniera assolutamente casuale, la mattina di martedì 10 ottobre. Abbiamo pranzato assieme e ci siamo scambiati i numerelli. Poi, il 15 ottobre, mi ha invitato al vernissage ed il 16 ottobre abbiamo verniciato assieme e cenato. Poi il 20 ottobre siamo usciti e abbiamo mangiato la prima pizza ignorante. Poi io sono stato nel Regno per un po' e ieri sera abbiamo dato luogo alla seconda pizza ignorante. Morale, sono quattro volte in un mese che ci vediamo, soli, senza genitori e sono quattro volte che io sogno di sbatterglielo dentro con violenza inaudita e sono quattro volte che manco arrivo all'embrione dell'approccio con lei.

Perchè lei è impermeabilizzante, è dissuadente, è scoraggiante. Turbini di parole, discorsi, clima goliardico/amicale assolutamente piacevole e gradevole, perchè la Mietta è molto in gamba, ma non lascia spazio per tentare una sortita a meno di non battere un pugno su un tavolo e gridare "Zitta un secondo. Vuoi chiavare?", che potrebbe essere anche una tecnica dai risvolti interessanti, ma posso dire che mi appartiene pochissimo. Per cui sono spinto e tentato di considerare che io a Mietta, sotto un profilo chiavaiolo, non interesso.
Posto questo, rimangono da risolvere un paio di curiosità.
Ma perché, se di chiavare con me non te ne chiava nulla, ti tiri da guerra a quella maniera che lo faresti diventare dritto anche a una statua? Forse perché ti piace vestirti a quel modo e, giustamente, te ne strachiavi della sensibilità ormonale del maschietto italiano e ritieni che egli debba farsi i suoi conti e i suoi maneggi e si sbrogli la baracca da solo? Giusto, ci sta, mica sono uno di quelli che dice che.
Ma continuiamo.

Posto tutto questo, ma proprio tutto mi chiedo: ma quest'amicizia così vera e profonda, che dovrebbe essere il motivo per cui ci frequentiamo, considerato che non è certo il sesso il motivo, quest'amicizia da dove cazzo viene? Perché io sono confidente e consigliere, confortore e motivatore, durante queste pizze ignoranti eh. E, sinceramente, non vedo il background, non vedo il vissuto. Perché se é vero, come forse é vero, che quattro incontri non fanno una chiavata, è assolutamente vero, incontrovertibilmente vero, che quattro incontri non fanno un'amicizia consumata.
Specie se quell'amicizia avvolgente si è manifestata con intensità massima sin dalla prima volta.
Misteri gitani.

giovedì 15 novembre 2012

Scrittini tra loro slegati e, per questo, cuciti a mano nel post

Back
Ma pensa te.
Questa proprio mi ha lasciato di sasso. A mezzogiorno siamo andati a pranzo io, il Costa, l'Umbe e lo Zack, che il Loca era al doppiaggio a Bologna. Beh si chiacchiera, si sbraca, si fa e a un certo punto salta fuori che il Loca e la Emy si sono rimessi assieme.
Chiedo se va tutto bene e lui è contento e il Costa, fine osservatore dell'indole umana, mi dice "Tà te lo sai com'è guella, una shcassacazzi, miga ci credevamo che si era gambiata, però al Loca vabbene e allora pure ammè vabbene".
Certo.
Tu mi dici quello che devo fare e io lo faccio, ci mancherebbe. Su questioni di fica, poi, vale il doppio.
Però ci rimango, perchè quella io la conosco meglio di tutti loro, credo.

Entrepeneur
Il Ruggi è a Bordeaux. Pare che voglia concludere quella faccenda del bed and breakfast, ma secondo me vuole intubare il culo alla francese, che non mi ricordo come si chiama. Anche qui vale la regola del Costa: se al Ruggi vabbene, pure ammè vabbene.

Mietta
Ho chiamato la Gipsyqueen. Ah che piacere sentirla al telefono, davvero, quella donna è un portento.
"Oh mo zident, bentornato eh!, pensavo che non tornassi più, pensaavo"
"Ma no dai, sono stato via solo tre settimane"
"Diocanta! Solo! Solo tre!"
e ride e ridiamo, che finezza, che intercalari ricercati, che donna interessante.
Sabato sera ci facciamo un pizzone ignorante assieme.
Speranza di entrare nei suoi sacri fori pari a zero.
Voglia pari a duemila, con scala 0-10. 

Diarrhoea Queen
Scendo a prendere le sigarette al Vomit Paradise e la Siusy mi saluta molto calorosamente: in un vortice di capezzoli e mammelle bovine che dondolano si precipita a stringermi nell'abbraccio della sorellona zoccolona e io faccio scivolare la mano tra le sue gambe e le palpo la fica senza lasciare nulla all'immaginazione degli astanti. Lei non se ne cura, lascia lì la mano e poi chiude i festeggiamenti zoccolando come una vacca gravida dietro al bancone, luogo da cui mi chiede "Cosa ti faccio?" che suscita il ghigno segaiolo del pubblico pagante.
Considero rapido, come solo un ex ufficiale dei parà ultra addestrato come me sa fare, considero che ieri sera la Lorena non mi ha risposto al telefono e che mi sono dovuto arrangiare da solo, considero che con 'sta crisi personale, meno spendo e meglio è, considero che quella troia di merda mi fa stratirare il cazzo e chiudo la somma chiedendole cosa facesse stasera e lei mi guarda col sorriso da mutanda zuppa, ammesso che la portasse, rispondendomi che esce con me.
Molto bene.

domenica 21 ottobre 2012

Il linguaggio del corpo porco

Avvolta in ampie maglie rilassate che dissimulano le forme, salvo far spuntare spalle nude e, in un'occasione a mio dire procurata, una fascia di nuda pancia abbronzatissima, Mietta ha impostato l'andatura ed il ritmo della serata, tendendola verso un'improbabile amicizia di spessore tale da obnubilare la fisicità ed il desiderio, ma solo nella forma, poichè nella sostanza quel comparire improvviso di carni calde significava "Tazio resisti, non è stasera, sono drammaticamente figa e porca e infoiata, affamata di cazzo come una faina porno, ma stasera no, è la seconda uscita, ti devo studiare, devo capire se sei quel porco selvatico che sogno ogni notte digitandomi la sorca masticante".

Serata tranquilla, di grandi chiacchiere, pizza ignorante, ripetuti scappellamenti improvvisi a guardare quei piedi nudi immersi nelle ballerine, serata regolare, serata di pace, serata di voglia di succhiarle quelle tettone che si nascondono sotto le ampie maglie e canottiere e mantelle e foulard e coperte e tende e teloni da autocarro leggero, serata di musiche antiche, te la ricordi questa, no, già sei più giovane di me, serata di passeggi e saluti notturni con baci guancei e silenti promesse di fica rovente nel breve periodo.

Raggiungo la macchina e mi dico che è tutto nella norma, che tutto procede secondo previsioni, previsioni taziali che dicevano che il cazzo glielo avrei dato solo se me l'avesse chiesto e così è stato ed ora che è notte, che sono in macchina che guido piano e ho qualcosa dentro ai jeans, sai che mistero, non so neanche dove andare e m'allontano, anche se dovrei tornare, lei m'aspetta, me la vado a caricare, la scuretta, che l'amore mi vuol dare.

Nadine, arrivo.

martedì 16 ottobre 2012

Appunti sparsi dal lunedì sera

Il vernissage - In attesa del talento sconosciuto
Esiste una differenza basilare tra talento e tecnica. La Tarty ci dà dentro di brutto, produce come una factory di Schifano, a manetta. Tutte opere che non offendono mai l'occhio, equilibrate, ben realizzate, armoniche, ma frutto di esclusiva e precissisima applicazione della tecnica appresa al corso di pittura. Ed è stata fortunata, perchè chi le ha insegnato la tecnica era davvero bravo. Ma ora è giunto il momento di togliersi le mutande e di metterci qualcosa di suo che, se c'è, con tutta quella tecnica può dare risultati sorprendenti. Ma c'è?
In ogni caso, bellissimo. Tre amiche, tutte single, che riempiono le serate di amici e di arte. Mi piace molto 'sta cosa, davvero, davvero.

GipsyQueenMietta - La donna vera
Che figona. Bella, strizzata nei jeans, arrampicata sui tacconi, senza calze, "non le metto mai, nemmeno con la neve", scollatissima, tette, culo, ricci, bocca. Un troione da premio Pecorella, bella, bella, bella. Giriamo la mostra, non s'appiccica mai, ma nemmeno mi perde, vicinissimamente distante, lo apprezzo, guardiamo, commentiamo, poi si stacca e saluta l'Artemisia, poi torna, ti rompi?, nemmeno un po', poi si fanno le dieci, mangiamo un boccone veloce che poi devo andare che domattina alle cinque parto per Roma, ma certo, andiamo.

Una pizza ignorante, come si era detto a suo tempo e mi racconta i suoi cazzi, energica. E mi rendo conto che la Gipsy non ammicca, non sottintende, non allucca (Costa docet), insomma, resta vera e verace, con venature volgarissime, specie quando s'infervora ed allora ecco che il diocantante diventa successivamente diocanta e poi, per comodità, perde pure l'ultima ta, sostituendola con una più versatile e di chiosa che consente un abbinamento ton-sur-ton con lo stupefatto camadò!, che par quasi francese ed invece è modenese, perchè la Gipsy ha sangue di Moooodna.
E la serata scorre senza il fraseggio sottinteso che si snoda dal concetto primario "io avere fica, tu avere cazzo, noi fare ficazzo?", ma scorre morbida, intima, amichevole, diretta e spontanea e, insomma, fermo restando che me la chiaverei di ultrabrutto, il registro della serata è stato estremamente piacevole, rilassante, vorrei quasi dire confortante.
Resta irrisolto il quesito di base: ma la Gipsy, la brogna, ce l'avrà pelosa o lissia?
Che tanto basterebbe chiederglielo che lei me lo direbbe dritta come un fuso, diocantante.
 
Ma senti
Ma scolta, contamo ben di Londra e io conto, spiego, svelo, dichiaro, tutte le carte scoperte, si interessa, chiede e rispondo, c'è stata, ma da turista che è diverso di sicuro, credo di sì, io ci sono andato ad abitare part time direttamente, mi manca forse il turismo, ma anche no.
Poi lancio la spada, adesso tocca a me, ma senti Mietta e se sabato facessimo un'altra pizza ignorante?, ah, ma non vai su?, no, questo sabato no, che fra dieci giorni salgo per una settimana che altrimenti mi sveno, ma allora se sei qui volentieri, non ti prendere impegni eh, ma no, ma se abbiamo appena detto che mangiamo una pizza, eh già, c'hai ragione e la guardo sculare bovina su quei tacconi da troiona che le allungherei una ventina di centimetri di minchia nel buco del culo, ma poi mi ripiglio, mi riumanizzo e vado alla vettura come il signore rinascimentale che sono.
Mietta mi rilassa.
Mi agita terribilmente la minchia, così all'improvviso, ma minchia a parte, tutto il resto è rilassato. 
E ciò è bene.

lunedì 15 ottobre 2012

Prevedibile

Un'amica, a cui tengo molto, conclude una mail assolutamente carina con "adorante ed odorosa".
La Betty indossa una maglia blu con la cernierina tipo ciclista e lascia, ovviamente, la cernierina aperta per far prendere aria ad un rotondeggiante e carnoso Canale di Suez di assoluto rispetto.
La Siusytroia, giù al Vomit Paradise, non c'era quando sono andato a prendere il caffè. E' arrivata mentre sfogliavo il Carlino e, sotto i miei occhi, là, nell'angolino dei paria dove sosto abitualmente, l'angolino vicino alla porta del ripostiglio, si è tolta le Allstar per indossare le ciabattazze da barista, indugiando a piedi nudi sul lurido pavimento.

Sono prevedibile, sono un libro aperto.
Tutte queste femmine, verso le quali mi scuso anzitempo per il grossolano accomunamento con la Siusytroia, sanno.
Siusytroia compresa. Sanno che Tazio è come un interruttore a sfioramento, tu lo sfiori e lui accende. Accende la pelle del cazzo che scivola all'indietro, scoprendo la cappella. Perchè così è andata in tutte e tre i distanti episodi.

Essere prevedibile non mi turba nemmeno un po'.
E' fonte di gioia e spunto per soavi seghe solitarie, per cui non ho nulla di cui lamentarmi. Mi piace essere prevedibile, perchè le donne sono come le fiere, annusano l'odore del sangue, magari nel mio caso l'odore dello sperma e non sanno trattenersi e fanno cosine che sanno che avranno un effetto sul porco ruspante, perchè alla fine, siamo tutti un po' prevedibili e questo è molto tenero e piacevole.

La GipsyMiettaQueen mi ha testé telefonato. Un bel pensiero, credo, quello di invitarmi questa sera al vernissage della Tarty, la TartarugaDelleGalapagos, che inaugura una mostra di pittura sua e di tre sue amiche in una galleria del capoluogo di provincia taziale.
Ci andrò con entusiasmo, perché sono convinto che Mietta necessiti di studiare il mio grado di prevedibilità, per poi trarne assoluto sollazzo, persino cattivo talvolta, persino crudele. Ed io ne godrò infinitamente, poichè sarò soddisfatto di riscontrare che la mia prevedibilità ha originato prevedibili stuzzichii.

E' lunedì, sono acciaccato da una dormita mal riuscita, piove, fa freddo e ho una voglia di chiavare che mi spacco.
E' il lunedì autunno taziale, con tutte le sue features.
Ed anche questo era prevedibile.

mercoledì 10 ottobre 2012

In mia boca


Spettacolo.

La zingara e la Prugna Nera

Ma voi non potete immaginare. Ma non potete mai arrivarci a dire chi vi ho incontrato per caso stamattina nel capoluogo di provincia taziale, al termine del frassinamento di coglioni del mercoledì ottobrino. Ma neanche se vi ci mettete col microscopio potete dire chi vi ho incontrato, anche perché, magari, non ve la ricordate per nulla, datosi che è roba assai vecchia e il blog si è spostato e cazzi e mazzi.

Beh.
Son lì che esco dal frassinatoio e praticamente le sbatto contro. Ocio eh: ho incontrato Gipsyqueen, l'amica della Tanya, quella che faceva gruppo con la Tartaruga delle Galapagos e Sfigamerda, ve la ricordate? Un bel troione, mora, riccia, volgare, figa, tettuta e culuta, profumata con 'na scia che rimane in tutta la strada, tutta bella imputtanata, un pacco di cartelline sul braccio, il borsone, il foularone, il taccone, il jeansone strizza vene varicose, ma che bel mignottone puttanone, ma che bella uccellaia d.o.c., ma che minchiaiola simpatica, ma che bella passera scopaiola.

Io e lei non è che abbiam diviso tante merende, devo dirlo. Anzi, mi stava pure parecchio sul culo e sembrava la cosa fosse likewise, poi con la troia della Tanya le cose sono andate come sono andate e fine della limonata. Ma oggi ha illuminato un sorrisone quando m'ha visto, con quella boccona che mi ricorda Mietta, che la bocca di Mietta, da sola, è meglio di un film porno per me, che io dico che la bocca di Mietta vale sega tempo zero, ma è solo la mia opinione ovviamente, beh, insomma, mi accende 'sto sorriso da mille watt e mi viene incontro e mi bacia e mi anestetizza con 'sta laguna di profumo che si tira dietro e come stai e come non stai, ma cosa ci fai qui Mietta, nel capoluogo di provincia taziale, ma ci lavoro Tazio, faccio l'associata nello studio Strangozzi-Guazzaloca-Franconazzi, osti!, le dico, micacazzi!, micacazzi no, mi dice, c'ho avuto un culo della stramadonna che l'associata è morta sotto una macchina e così mi han preso, delle volte il destino eh, ma taci taci taci ed io mi taccio.
 
Senti Miettaqueen, ma lo prendi?, un caffè dico, lo prendi con me?, Tazio devo scappare come una lepre che devo portar 'sta merda nello studio Lugagnani-Perritelli-Mezzalira-Razzi-Tortonazzi-Vieri, osti!, dico, che peccato, speravo lo prendessi, il caffè intendo, ma senti Tazio facciam ben 'na cosa, devi scappare o mangi qui per pranzo? mangio lì, cioè mangio qui, sì, mo allora, lasciami portar 'sta merda da Lugagnani-Perritelli-Mezzalira-Razzi-Tortonazzi-Vieri, che poi passo a prendere una busta da Sperandio-Chiaritelli-Rambaldi-Pini-Mastelloni-Ferrari-Pasetti-Zotti-Serravalle-Bregoli e ci vediam al Margherita che mangiam assieme, molto bene, dico, ti do il mio numero in caso che, no, no, no, no, ci sarò senza dubbio e parte sbattendo quelle belle mammellone nella camminata veloce e io indugio e faccio prua al Margherita, dove siedo tappando un tavolo e aspetto con un Americano in mano che fa tanto atteggiamento Costa Azzurra. 

Beh.
La Tanyatroia l'ha tirato nel culo a tutte le amiche, comportandosi dammerda e così, per il principio della solidarietà tra inculati, ora sono simpaticissssssssimo alla Miettaqueen, che ora siede sul banco degli analizzati, mentre prima, quando sedeva tra le fila degli analisti, era convintissima che c'avesse ragione su tutto la Puttanya, come la chiama, dottamente, l'enciclopedico GQ. Ma che bel pranzetto con questa moracciona seSuale, tutta carne e curve e capelli ricci e orecchinoni e boccona che, cazzo, meglio che non ci ripenso troppo, ma che bello davvero Tazio, ma senti ecco qui il mio numero, segno, chiamo, ora hai il mio, che bello, dio sì è stupendo tutto ciò MiettaQueen, ma seeeeenti Mietta, và che ti chiamo nel week end se non son su a Londra veh, oh ben sì, dai, ci facciamo una pizza ignorante, ma va ben tutto guarda, ma certo, l'importante è la compagnia.

Ma pensa, la GipsyMiettaQueen, con quelle belle scarpe con la zeppona, senza calze, con tutte quelle belle vene in rilievo, che me li ricordo i suoi piedi veh?, c'hanno il loro bel perchè, eh, brava, brava, ma che brava e la guardo sculare mentre attraversa la strada e continuo a dire, ma che brava, ma che brava, ma che brava che è.

Morale della fava: mai abbattersi.
Scompare una morta e ti compare un troione.