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venerdì 8 maggio 2015

Il lunghissimo post del mattinale capovolgente che suggella l'imperiale immensità del Tazio Superstar

Olè, olè, olè e allora eccoti, Maggie delle mie seghe interminabili, eccoti che non mi deludi in questa tarda mattinata bella calda, eccoti vertiginosamente sandalata da minchiaiola scandalosa, unghie bianco perlato,  che esci dalla botteghetta e mi vieni incontro con la gonna al ginocchio carta da zucchero e la camicEtta bianca senza maniche sotto la quale si vede il reggiseno bianco importante di lavorazione, eccoti che mi sudi al bar sotto l’ombrellone e mi aloni appena di bagnato sensuale lo scollo sotto l’ascella ed eccoti che mi fai tirare anche il buco del culo al pensiero di leccarti sudata e di annusarti sotto le dita dei piedi.

“Quand’è che passi a Nizza” mi dice poco prima al telefono la MissMilly umorale che io, caparbio come un montone di marmo, ho richiamato. Ma come “Quand’è che passi a Nizza” stracazzo berbero, che va bene che la geografia è giurassica, ma a Nizza bisogna volerci venire perché non ci si passa per niuna ragione al mondo e faccio presente la cosa, così come sottolineo appena seccato che l’ultima volta non è che avessi ricevuto chissà quale incoraggiamento o segno di piacere nel sentirmi e lì mi becco del “Tazio sciocchino” che detto da quella voce sorridente e calda, maialescamente sussurrata, mi fa increspare il perineo come fosse un capezzolo e la cosa mi turba di piacere femminaschio.

E la Maggie intanto? Siede con l’occhiale da sole in Panavision Multisala incastonato nel cranio che mi ricorda Pamela Prati e chiacchiera fittafitta di argomenti di mio nullo interesse per i quali però, come sempre, fingo di provare un’attenzione pressoché accademica e la conversazione si snoda e io posso rimirare quei piedi scaldacazzi dalle belle dita lunghe e le belle unghie e perdermi a immaginare l’aroma sudato che a mio avviso deve essere molto maschio e, parallelamente, a visualizzare in diverse variazioni il suo pube, ora peloso, ora pelosissimo, ora glabro, ora strippato, ora qualsiasi cosa, ma sempre con la mia minchia di sopra, ma vi dirò che non avverto feeling, non sento trasporto, mi tratta proprio da conoscente, non apre, non lascia la mano, non ride, non concede, non.

Passa a Nizza, dice la Sublime Pervertita Patologica.
Ebbè certo, stupido me, come non averci pensato.
Seppur infastidito cerco di carpire informazioni su cosa, come, dove, chi, quando, perché e per come ella staziona colà e la  bella Padrona Porca e Depravata sorride morbida e mi lascia intuire solo poche, ma sentite, cosucce del tipo che in quel momento è in spiaggia con addosso un tanga ridottissimo che le contiene a malapena i peli e la mente mi si intasa di monumentali tette e superbe natiche, di nerissima villosa e carnosa fica puzzolente, ma non mi perdo d’animo e resisto, continuando a pressare l’indagine e scopro che sì, è lì a Nizza perché sta con un tizio francese, che lei non si prostituisce più da un bel pochetto, ma che sarebbe anche dispostissima a ricominciare datosi che la vita della mantenuta di ultra lusso la annoia mortalmente (potete bestemmiare liberamente, l’ho fatto anche io al telefono con lei, a raffica) e poi rimembriamo i bei lerci tempi andati, i clisteri di detersivo per i pavimenti, le bevute di piscia collettiva, la sua schiava nera, le mie sodomie a maschioni urlanti condotte come se il culo che stavo sfondando fosse il suo, Divina Dea, che mi affiancava mentre inculavo violento e lurido, spingendomi ad essere preciso nei dettagli e alla fine chiedo se, qualora dovesse succedere (e torno a dire “se”), una mia salita a Nizza, questa sia imprescindibilmente legata alla conoscenza obbligatoria del merlo francese e mi viene risposto con una molle risata pornografica che ovviamente no, che si tratterebbe di qualche giorno trascorso con “libertina discrezione” tra vecchi amici lontano da Nizza a rimembrare meglio i bei sudici tempi andati e la volete sapere una cosa amisgi?, mi ci ha quasi convinto a salire a Nizza al più presto, cazzo di quella merda vigliacca.

E la Maggie intanto?
Ella rotea alienata la caviglia destra, quella della gamba destra che scavalla la sinistra ed in tal senso mi parla di Renzi, di Civati, del jobs act, del Movimento a Cinque Stelle e io mi sento di aver voglia di infilarle il cazzo nell’appiccicoso buco del culo sudato stringendole stretti i fianchi come fosse una fattrice al parto, mentre il mio scroto viene farcito di questi interessantissimi discorsi di politicammerda e mi chiedo se può essere ancora plausibile ritenere di poterla chiavare, questa bella cavallona cougarona, avvertendo una sorta di crisi di nervi data dalla dissociazione progressiva tra il centro dei miei interessi carnali bestiali e la sconfinata prateria di cazzate che mi viene somministrata con tono monocorde, politicamente impegnato e noiosamente dissuadente e allora mi appello allo spirito del Taziosaurus Coitis che dorme in fondo alla caverna degli orrori e decido di capovolgere la situazione portandola sul crinale della rottura, sul pericoloso filo del rasoio dal quale ci si può fare soprattutto un bel taglione netto dei coglioni, ma sinceramente basta, non ne posso più di ascoltar di emorroidi gonfie e così attacco, secco, basso, di tackle, spiazzando, virando, avviando una strambata che manco Cino Ricci le ha mai viste così sapienti e le prendo la mano e le bacio le dita, gelandole sulla lingua il soliluquio dell’insussistenza, ricavandomi lo spazio per mormorarle lentamente e sensualmente, da Grandissimo Laido Figlio di Puttana Bastardo Falso Corrotto e Fariseo (quale solo io so deliziosamente essere) che provo una magnetica attrazione nei suoi confronti e che rimango estasiato ad ascoltarla e a guardarla, che anche se mi leggesse il bugiardino dell’Oki per ore lo troverei attraente e sensuale e tutto diventa diverso, si tinge di rossore e risate, di “ma dai scemo!” a segno di un apprezzamento vivace delle mie parole ed il tono scivola dapprima sullo scherzoso, ma poi io incalzo, rafficando una quantità di immani cazzate che nemmeno me le ricordo e delle quali io stesso mi stupisco di esserne fertile produttore, ma che piantano la bella Femmina lì, con gli occhi sorridenti e brillanti a farsi tormentare le dita dalle mie, divertita, interessata, lusingata di signorili apprezzamenti sul suo corpo e i suoi modi magnetici, e non mollo, cesello, intarsio, tornisco e raffino, smonto scene di sabatiadi passate e le rimonto con un raffinato tocco di regia consumata e finalmente, SI’!, finalmente si flirta! cazzo marcio di quella travona della Barbie frocissima, finalmente usciamo dallo schema e quella caviglia smette di roteare mentre lei mi ascolta sino all’ultima sillaba, ebbra delle bugie che da sempre vuole scolarsi avida e poi,  modulando la voce coi toni soavi del filarino, mi dice che la prendo in giro, che non si sente così sexy e bella e attraente e interessante e io mi addresso per il secondo giro, per la ripetizione, per la replica e giuro e spergiuro che PER ME è vero, minacciando di mettermi in ginocchio per essere creduto ed è fatta, fatta, fatta, fatta, finalmente la caldaia non è più in blocco, finalmente il concetto “Tazio Uomo Adulto Single piacere moltamente molto Margherita Donna  Adulta Single”, è chiaro, solido, divertente e flirtaiolo e si tramuta con uno schiocco di dita in cena, stasera, ore ventuno, dopo il suo yoga (va a yoga! Mi voglio ammazzare!) e io sarò un dio greco, bellissimo come solo un Uomo stupendo come il Tazio che vive col suo tempo e la performàns sa essere, corteggiante e intelligente, non frettoloso, perché no, non è stasera, noooooo, NOOOOOOOOOOOOOOO AMISGIIIIIIIIII, ma sarà DOMANI sera la sera in cui sferrerò l’attacco mortale liberando il Taziosaurus Trapanis, riportandola a cena di nuovo, ma senza gruppone questo sabato, in una nuova solitaria spericolata che, come da calendario delle convenzioni internazionali, può legalmente sfociare nella ficcagione selvatica passando dal via e ritirando anche la bella ventimila lire che nessuno può ostare nulla.

E a Nizza?
A Nizza c’è la Padrona che m’Attizza, che aspetta che il TazioPornoDimmerda si dia da fare per procurarle l’occasione utile a cornificare con soddisfazione uterina devastante il francese agiato, per umiliarlo con lo sviluppo carbonaro di blasfeme ghiottonerie sessuali depravate coperte dalla cifra di “libertina discrezione” che, in Italia come in Francia, non vuol dire un cazzo se non “vieni su, porcoddio, che ho bisogno sanguinario di megaminchia di grosso calibro e di uno spostato mentale che la sappia usare bene come solo tu sai fare, perchè ho bisogno di fare la sozza come piace a me e anche a te”.

Non male il risvolto di questo disinvolto mattinale, non male, non male.
Si incomincia a giocare con le cose vere, bene, bene, bene.
Grandissimo Tazio, superberrimo.
As always.






Il fandango finto della Minchia Bufalera

Oh Emy, Emy, Emy, Emy, mormoro mantrico mentre le tue manine zozze armeggiano con lo splendore zoologico della mia Minchia Bufalera che fa aria di bufera. Emy, Emy, Emy, Emy, vieni qui piccola stupenda perfetta troiona dalle silenti voglie che voglio allungarti nella fica, come ai tempi dorati, tutta la mazza marmorea che si intosta tornendosi di impressionanti vene gonfie mentre annuso la tua asettica pelle bianca di donna bianca sintetica bisognosa di cazzo venoso e cappella violacea e lascia che strusci, prema, strizzi e cerchi in quella improbabile posizione il buco della fica che d’improvviso infilzo, travolto dal bollore interno e la tua bocca fa “oh” come i bambini di quel deficiente di Povia, mentre chirurgico spingo lentamente la mia sonda maxi all’interno dei tuoi teneri genitali alla ricerca della pietra ficoscopàle.

Che bella cenetta imbastita in due e due quattro, che bei temi sozzi, che bel piedino sulla mia pelle sotto il tavolo e cristissimo, Emiliana Gran Puttana, ma che voglia di grancazzo mi c’hai? Pari forse alla voglia che la mia Minchia Bufalera ha della tua fica di cera bianca? Nel parcheggio ci arrotoliamo come bisce nella macchina aziendale, la tua, che pare essere più comoda anche se più comoda non è, ma a noi checciffrega, noi siam elastici e arrapati e lecchiamo ciò che va leccato, piantiamo ciò che va piantato e denudiamo ciò che va denudato, cioè tutto e chiaviamo.

O Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, Emy, che splendore sei, nuda, mentre galoppi selvaggia sulla Extramazza che ti fa male quando preme di dentro in fondo, ma ti piace eccome quel malino sporcaccino, però io vis-a-vis un po’ di conversazione pornografica la voglio, che fa parte del mio background, del mio tempo, della mia performàns e scopro incredulo che non prendi il cazzo da Natale, scopro che le orgette casalinghe non sono (ahitè) più pervenute, scopro (sbattendotelo dentro come l’onda quando il cielo è scuro) che hai tanta voglia di farlo con una donna mulatta, scopro che l’idea del fiume porcone con alcuni sconosciuti porci nudi che se lo menano guardandoci chiavare ti piace da impazzire, scopro che nel culo al massimo un ditino e neanche sempre e scopro che, come già diffusamente detto, sei un bluff alimentato dalla tua lucida ultracoscienza di essere strafiga e, per questo, non ti dai nemmeno la pena sbattona di uscire da un qualche cliché standard (l’orgetta, la donna, l’esibizionismo) che detto nel momento in cui sei ripiena di cazzo come una faraona farcita di cazzo, assumono una valenza noiosa mortale, sopportabile solo poiché un corpo così si fatica a trovarlo a Hollywood e allora o ben che così o ben che un cazzo e io, che agisco sotto i comandi tirannici della Minchia Bufalera dico che ben venga la ultrafiga non talentuosa, che tanto è solo per stasera e del doman non v’è certezza.

Sborro ringhiando sui capezzolini duri e increspati, mentre dita perfettamente curate spalmano il nettare del dio cazzo su tutta la superficie della semisfera perfetta.

“Siamo due pazzi! Ma ti rendi conto che l’abbiamo fatto in macchina nel parcheggio?” gorgogli soddisfatta della tua “prodezza” da “pazza” (yawn) ed io mi affretto a puntualizzare che saremmo stati più pazzi se l’avessimo fatto in macchina in mezzo alla strada e tu ridi e ci rivestiamo, per poi dedicare quell’insopportabile mezz’ora ai baci e agli abbracci romantici che a me, scusate, fanno sboccare.

***
Torno a casa e uozzappo. Ma non alla Squinzy, alla Betta.
“Dormi?”.
No, non dorme. E’ sul divano in pigiama che non riesce a prendere sonno, brutto periodo, ma è stata felicissima di vedermi di sfuggita e di sapere che esisto ancora. Lavorare lavora a singhiozzo, l’hanno messa in cassa integrazione, il bimbone sta bene, va a scuola, è bravo, il cornuto è insopportabile, fatti forza Bettina, per forza Tazio.
“Pensi che ci incontreremo?” chiedo io speranzoso come uno scolaretto, ma un sorriso emoticons di modello base precede un “perché no, un caffè ce lo possiamo prendere” che suona tanto come “vediamoci pure, ma non credere di ricominciare da dove hai lasciato”.

E a furia di dai e dai, ‘sto concetto che mi arriva da più parti comincia ad avermi convinto.

Io il mio regno l’ho perso per sempre.
Mi rimangono solo degli anonimi villaggi di cui poco me ne fotte e poco me n'è sempre fottuto.
Va così.
Meglio farsene una ragione.
E riflettere.
Ci sta.



giovedì 7 maggio 2015

Felicità insana

E oggi sono contento.
E’ stata una ventiquattrore dimmerda, ma sono contento di essere riuscito a infilarmi sull’ultimo  volo della notte per Milano e di scrivervi adesso dalla mia provvisoria lussuosa magione del capoluogo di provincia taziale, seduto al tavolo della cucina, completamente nudo e anche un parecchiamente voglioso di porcherie adulte.

Praga, porca troia.
All’aeroporto, l’altra notte, viene a prendermi la mia “assistente” con una macchina a  noleggio e, solerte come solo certe donne sanno essere (rumene o meno non conta un cazzo, vorrei sottolinearlo sette volte) mi comunica durante il tragitto (l’ottimizzazione dei tempi, anzitutto) che si licenzia e va a Brno da un’amica che lavora in un bordello dove cercano una barista e lei ci va. Per cui, seppur stanco dal viaggio, una volta a casa rilevo chiavi della medesima, chiavi dell’ufficio e una busta con i soldi calcolati come residuo del netto mensile depurato dalle ‘giornate’ lavorate. NON faccio il signore che sono e mi forzo a farmi restituire sino all’ultima corona, perché mi pare già un dono pagare quelle relative alle ‘giornate’ lavorate. Poi la vedo imbracciare una borsona e andarsene quasi senza un saluto.  Mi piacciono queste donne decise, puttanissima la grandissima troia, chissà che deragli il treno e muoia solo tu.

Trascorro una nottata disturbatissima dai rumori della strada e dal turbinio dei miei coglioni e mi sveglio all’alba, pronto per andare a “lavorare” alcuni dettagli all’Humble Brothel and Hotel.

***
Non sopporto più il Costa. Nella maniera più assoluta. La compagnia degli amici suoi gumba lo rende molesto, aggressivo, trasformato. Ma ve lo ricordate quel bambolotto di pezza di un tempo? Non c’è più e al suo posto deambula un piccolo ceffo sbruffone e peloso, sovente puzzolente di sudore d’ascella stantio, perfettamente amalgamato nel peggio del peggio, sguazzante senza rimorsi né sensibilità, burino allo schifo, predisposto alla violenza e al sopruso, novello mandriano di vacche umane, provvisto di standard di trattamento interpersonale assai al di sotto della media in circolazione nei bassifondi.

Per cui: rapido svolgimento delle operazioni, Internet, biglietto aereo per il terzultimo posto libero, restituzione auto dimmerda all’aeroporto dimmerda, ritorno a Milano. E vi dirò una cosa stravolgente: seppure Malpensa sia a Varese, l’idea di essere arrivato a Milano mi ha dato sollievo. Fatevi due conti attorno al mio stato d’animo.

E ora sono qui, al calduccio di un sole che Dio ha voluto far uscire dopo un periodo di piogge incessanti, a scappellarmi e rincappellarmi il cazzo mentre vi scrivo, pensando ad alcune necessità fondamentali della Uoma Tazioa che vive nel suo luogo col suo tempo e la performàns: una epilazione totale che mi renda un liscio giocattolo sessuale irresistibile ambosessi, una ricongiunzione con gli Amici della Sega sulle ripe odorose del fiume sozzone, con i quali godere nudi del primo sole sfregandoci i maschi sessi duri, grugnendo osceni sino a ricoprirci reciprocamente di delizioso sperma, contattare la Maggie per arpionarla con un invito a cena che vada aprendo (o chiudendo) il protocollo d’intesa, verificare l’avanzamento del trasloco, chiamare la Emy che è giovedì e lei non è più a Zena, rivedere la Lidia per affari personali e (perché no?) per violentarla come necessita, o forse anche qualcosina in più.

Tante cose, tutte belle, tutte entusiasmanti, tutte di elevata matrice culturale, tutte mature e traccianti il profilo di elevata ed affidabile serietà che è la mia cifra distintiva di stupendo maschio pansessuale dagli appetiti voraci ed insaziabili, oscillante tra le necessità di donna intime nella erotica Tazia a quelle del maschio alfa Taziosaurus Cazzis, in un turbine ormonale piacevolmente tumultuoso che mi fa svettare la Minchia Randazza da sotto il tavolo, Minchia che mi parla attraverso le goccioline limpide che trasudano dal sensuale foro uretrale, implorandomi un masochistico “strozzami fino a farmi vomitare” ed io credo che sì, amisgi, credo che la accontenterò con furore belluino, non tanto per sedare la necessità istintiva, ma piuttosto per alimentarla a dismisura raffinandola lungo profili parossistici e sofisticatamente depravati, divenendo nuovamente il Gran Pezzo di Porco Duro e Crudo che la cupa Praga, debbo ammetterlo, ha temporaneamente depresso.

E ora, grandissima sega.




martedì 5 maggio 2015

Vita che va e vita che viene

Ebbene sì.
E che diamine di fatica riuscire a sedersi e a sintetizzare i fatti, i punti, gli eventi, le sfumature, le attese, le pulsioni e le vittorie di questi ultimi convulsi giorni così intensi e così forieri di mille spunti di riflessione e di mille atteggiamenti da interpretare e di mille emozioni da riclassificare e una vita da rimodulare, partendo anche dalle graditissime nuove abitudini consolidatesi immediatamente come se fossero antichissime le loro araldiche radici: gli amici, i ritrovi, i convivi, le dame, l’arme e gli onor.

Sabato Taziale all’insegna dell’Amarcord, seduto centralmente al bar Centrale a tessere scene mentali lesbo butch aventi come protagonista l’affascinante, tendinea, elegante, mascolina ed altissima proprietaria Raffaella detta Raffa, tessitura interrotta a più riprese dalla comparsa di figure del passato che si sono susseguite come attori nell’atto finale di una commedia in scena per l’ennesima serata: la Giulia trafelata di male esistenziale che perfettamente si ricolloca in quella nicchia in cui è la lana che copre, ma è la penna che svela, tristemente affettuosa come se ci fossimo visti il dì prima, la Emy così bella così gambestupende e così pulita che mi bacia facendo aderire le sue morbide labbra buccali alle mie, fresca d’allegria, sgravata da zavorre dell’assurdo (il Loca, per sempre), generosa del suo nuovo numero di telefono e disponibile alla pizza ignorante che tante ve n’è da raccontarsi, la Schizza turbinante ed annoiatamente seria che, abrogando il ciao iniziale in maniera molto kewl, ma anche molto giracollions da parte mia, esordisce con un “Ma tu non eri a Praga?” e poi diviene vortice d’azione mentre ancora stavo formulando la battuta di risposta, poiché la attendevano in- seconda-fila-scappo-ciao, la Betta lontana che sgrana sorridente occhi segreti tra sacchetti di sedani e marmocchio e marito e amici e tra di noi gli sguardi e i sorrisi e la malinconia che mi morde il cuore e mi fa scolare altri due Campari a suggello dell’imperituro impegno a ricontattarla assolutamente, non per fini sessuali, ma per il piacere di un abbraccio di cui sento di avere bisogno. Specie da lei.

E segue poi il pranzo maschiale del sabato alla Solita, col Sa-aaarti, Zack, Umbe, Virus-Ceccherini ad esclusione di Max, assente per motivi giustificati dal turbinio di fioristi e tulle e banchi, posti, menu, vestiti, sarto e ogni cazzo di diavoleria asciuga quattrini consumata a sacrificio del viaggio di nozze che alle ore tredici e diciassette, mentre il Sa-aaarti mi aggiorna sui puttanali di tale “Lanapoletana” esercitante nelle PEEP di Sguazzalara dopo il ponte sul fiume sulla destra, prendo l’irrevocabile decisione di regalare il volo nuziale a titolo personale a Max e Mammelluta Signora, individuando quella soluzione di viaggio a Los Roques confacente alle attese di due che si sposano per l’unica volta della loro vita (mi auguro con calore) o per tutte le mattine della medesima (e me lo auguro con calore ancor superiore ed una piccola morte di dentro, da qualche parte).

In alto a sinistra nella piazza, simbolo della mia sgangherata vita, mi salutano scrostate le finestre a gelosia dell’appartamento della defunta signora Reguzzoni che ho strappato agli eredi dopo interminabili trattative condotte anche dall’estero tramite il mio agente immobiliare preferito (i più attenti si ricorderanno un accenno in tale senso, qualche tempo fa) e che ora è formalmente mio, mio e solo mio e che attende alcuni piccoli lavori di sistemazione e l’entrata del mio misero mobilio attualmente parcheggiato nell’umido e disonesto garage del Costa, con il Divindivano in cerca di autore, la libreria di design smaniosa di librare, più una lampada Arco Flos che, cazzomerda, oggi posso permettermi nella versione originale con blocchetto di cemento e vaffanculo tutto, che sono i dettagli che rendono la vita meritevole d’essere vissuta.

E segue poi il Convivio del Sabato Serale lungo il fiume a mangiar del pesce, con la Maggie molto casgiual in ballerine nere decalzate e jeans di morbido twill cinese nella nuance del turquoise che così bene definisce le forme della corposa cula a pecorinabile chiappa lunga da femmina MILF, e nelle mie nari si materializza l’afrore delle navi della compagnia delle Indie che trasportano distillato di sudore erotico di piedi di femmina sessuale e carne e pelle e dita odorose da leccare e, con stratagemmi linguistici di facilità deliziosa, che suscitano l’ilarità del gruppone, strappo, sgarbisco e rapino a volto scoperto un numero di cellulare che sancisce il taglio del nastro della Grande Opera di traforo della sua sorca bisognosa di trivella intarsiata di vene cazzee, il cui progetto è già pronto ed attende solo il cartello di cantiere recante il nome del committente e del direttore dei lavori.

Vita che va e vita che viene, con in tasca un biglietto aereo che a tardo pomeriggio mi ricondurrà a Praga per una capatina brevissima che tornerà a materializzarmi ai tavolini del Centrale non più tardi di giovedì a metà pomeriggio e, a ben vedere, questa soluzione di up and down like a yoyo è la più intelligente e furba e utile e sana e rinfrancante e basta.

Vita che va e vita che viene e il Mattinale della Domenica Taziale vede la Lidia davanti a me separata solo da un bicchiere di Campari tra i festosi tavolini lesbici e poi, non chiedetemi come e non chiedetemi soprattutto il perché, nella scena successiva che doveva essere fatta di due innocue  “fette di prosciutto da me” mi ritrovo nudo e durissimo, aggrovigliato al suo violento corpicino nudo e liscissimo ad assaggiare, godendo da bestia,  il succo acidulo della sua fica perfettamente depilata e gonfia di sozze voglie depravate a trascorrere ore, interminabili ore a chiavare e a ficcare come non ficcavo e chiavavo da tempo, senza lesinare la componente accesamente violenta a quel corpo a corpo interminabile in cui persino polsiere sadomaso e manette sono comparse a sostenere il malato livello e a generare bave ringhianti che hanno reso la demoniaca monta belluina un pezzo di particolare identità espressiva che non rimpiango né rinnego, ma non per questo ritengo ve ne sarà una ripetizione prossima nel tempo.

Vita che va e vita che viene e il culo generoso della Barbarella, giovanissima camerierina new entry della Solita, fuso in quelle leggins color antracite riaccende i miei motori a turboelicacazzea e mi spinge, senza alcuna prova sostenibile da qualunque barlume di logica, ad interpretare in quel bagliore dei suoi nerissimi occhi l’invito ad osare, ad avanzare guerriero verso il processo di fusione del mio volto nel suo spacco culeo paradisiaco e questo essere arrapato selvaggiamente, sempre e costantemente, mi induce a pensare che sarà l’aria, o forse l’acqua, o forse il circolo spiralato della vita a riportarmi ad essere ciò che sono, con le malinconie, le gioie, le soddisfazioni e le delusioni di una vita adesiva che va e che viene e che quando si stacca fa male, ma quando si riposiziona più aderente di prima assume il senso compiuto di ciò che senso non ha e, proprio per questo, va chiamata vita.

sabato 2 maggio 2015

Maggio, il mese dei flirt

Ah-ah-ah-ah, ma dai, ma non mi dire, sei una psicologa, ma che lavoro affascinante, difficile e impegnativo, bah sai ti dirò, ogni lavoro se fatto con professionalità è difficile alla fine eh, eh lo so, ma la psicologa cazzo, cioè voglio dire che meraviglia poter lavorare sulla mente umana altrui, che impegno coinvolgente! e poi mi immagino anche che self-training a non farsi coinvolgere, ah beh quello sì, se ti fai coinvolgere va a finire che ne hai bisogno subito tu di un collega che ti tiri su, ah-ah-ah, eh-eh-eh, si però poi tu come psicologa puoi prescrivere alla cazzo delle cose che ti aiutano nel tuo lavoro, che so, del Talofen o del Rivotril, metti un pizzico di Wellbutrin condito con del Serpax e del Serenase con una bella grattugiata di Depakim che l’effetto di riffa o di riffa mi arriva no?, beh momento Tazio, messa giù così non mi piace molto, e lo capisco amica psicologa che non ti piace molto, ma allora per sfatare il mito che la licenza elementare e la laurea in psicologia non la si nega a nessuno, potresti parlarmi della molecola del Cipralex e delle interazioni con altri antipsicotici oppure gli effetti del Trittico combinato con l’Halcion da 250 e qualche goccettina di Xanax per dare quel retrogusto esotico che fa tanto Playa del Carmen? senti Tazio io non sono una psichiatra, io sono una psicologa e certe scelte farmacologiche le fanno loro in casi specifici, ah! ohibò! é così che funziona allora? e allora scusami, amica psicologa, che non lo sapevo che siete degli asserviti lacchè di qualche gran figlio di puttana bastardo che gioca al piccolo chimico col cervello della gente e voi, porelli, manco sapete che cazzo andate a dare in giro, ti chiedo scusa, non sapevo che foste degli stronzi incapaci e pure consci, pensavo che un minimo di ruolo in queste faccende voleste almeno assumervelo e invece no, invece è proprio vero la faccenda della quinta elementare e della vostra merdosa laurea, ma stai bene Tazio??? ma cosa ti ho fatto? ma niente fino ad ora amica psicologa, ma se tu volessi farmi qualcosa addressandoti anche qui, qui tra il popolo curabile e bisognoso di questo locale e succhiarmi il cazzo sarebbe l’uso più dignitoso che potresti fare della tua generalmente inutile bocca e di quella palla di merda di testa a cui la succitata bocca è attaccata.

Piccoli flirt.

lunedì 27 aprile 2015

Cazzo di qua, cazzo di là

Cazzo se piove. E fa anche freddo.
L’unica nota di rilievo positivo è che mi dicono che oramai da qualche mese la Solita tiene aperto sempre. Sempre. Per cui anche di lunedì, infrangendo l’antico assioma lunedì > Osteria quella Nuova e/o winebar. Il winebar poi è morto, per cui La Solita, asso pigliatutto, vince a cappotto ed il banco perde. Che si strafoghino di paella karaoke all’Osteria quella Nuova. Dozzinali.
Chissà quanto cazzo ci vuole a rimettere in piedi il winebar. Che poi bisogna pensare che se ha chiuso è fallito e se è fallito ci sono i debiti e che se è fallito per i debiti la gente non c’andava, boh, non so, ma mi viene salomonicamente da dire checcazzomenesbatte che c’ho altro per la testa.

Cazzo se piove.
Mi soffermo meditabondo ad osservare dalla finestra l’asfalto picchiettato di gocce di pioggia mentre comprimo il glande nudo tra pollice ed indice, chiedendomi con curiosità scientifica se la Maggie anche oggi avrà il sandalo porconudo oppure andrà calzando deprimenti scarpe antipioggia. Mah. Certo che se avessi il suo numero di cellulare glielo potrei anche chiedere, ma sull’onda anomala della grigliata convivialasessuataamicale non mi sono sentito di chiederglielo. Certo, basterebbe rivolgersi all’Antonella ed il giuoco sarebbe fatto, ma preferisco che la voglia sozza mi salga oltre il livello di guardia e i muretti di contenimento, in maniera da liberare il Taziosauro Bestiax in tutta la sua impetuosa ed irrinunciabile violenza eroticiselvatica.
Soffrire per poi godere come cinghialibestia, ecco l’assioma.

L’Antonella, santa donna. Sopportare quel gran puttaniere distratto del Sa-aaarti ci vuole proprio della gran pazienza, anche perché la distrazione nei truschini ficcaioli può risultare oltremodo offensiva per la parte lesa, che si ritrova sì cornacea, ma senza nemmeno l’onore delle armi, poiché il Sa-aarti agisce senza cura dei dettagli nascondenti.
E se la fica rumena stradale gli fa ‘sto effetto, che cosa ci si deve fare?

Cazzo se piove.
Mi son piallato di seghe oggi, nove per l’esattezza, tra il pensiero delle bombe ipertrofiche e sbarazzelle della Nadia, tra il pensiero fugace di un momento culaceo dell’Antonella piegata a novanta a prendere il pane e diverse angolazioni della mise fottimidurodibruttocazzomerdachenoncelafacciopiù della Maggie.
Ho ritrovato i piaceri della felpa black block con corallo sopra e nudo sotto, la mia condizione naturale di segaiolo in clima fresco. Che meraviglia.

Domattina banca, chissà che anticipiamo i tempi, cosa che mi aggraderebbe parecchio. Penso si possa fare, visto che è da un po’ che ci smanazziamo di sopra e oramai ho consegnato anche fotocopia del campione delle mie feci. Vedremo.

Nessun uozzappo allieta il mio display; forse è ora di farla finita coi film in cinemaschizzoscope e tirare innanz, facendo magari prua verso il bar della Sudiciona Siusy in orario di chiusuraoreventi, togliendomi le vogliette sozze e contro natura che l’aria di casa mi mette a mazzetti, oppure virando verso la palestra dell’ardimento nella quale inchiodare al muro la proprietariAle abusando del suo ano strettissimo fottendomene dai suoi dolori (chechiccazzosenesbatte), oppure  approdare ad un randevù al tennisclebb con la Gran Maestra del Grande Culante d’Italia Adele dolce Fiele, ammesso che il suo carnet sia provvisto di un posto minchia per il sottoscritto.

Cazzo se piove.
Cazzo che voglia.
Cazzo che bello.

Ideone


Tra le mille ideone che mi vengono in mente per rivedere i piedi della Maggie potrebbe esserci quella di andare a sbattere da qualche parte la Yaris a noleggio.
Buona, efficace, originale.
Però, forse, basterebbe invitarla a bere un caffè.
Ci penso e vi dico, ok?

L'ispettore Salivant

Ma io mi domando, benedettocroce, c’hai l’indirizzo di Piacenza e ancora cincischi con pseudo contatti locali che dovrebbero, in una lontana teoria, fornirti ipotetici numeri cellulari attivi e, quant’è comico, ti bulli d’aver scoperto che Milly la Divina vive a Piacenza che lo sapevo anche io prima di chiederti il favore?
Tralascio la pateticità stanca della serata e l’avanzare di una senescenza inattesa che ha decretato la fine della pizzagione alle ore ventidue e trentatre senza nemmeno un accenno ad ipotetiche culagioni e ficcagioni accessorie.
Ma la faccenda del cellulare, santissimoiddio? E coraggio Renè, fai funzionare la testa, che se l’Italia è unammerda è anche per l’assenza di iniziativa anche nelle questioni più pratiche.

Quindi prima, alle ore nove, affronto le pagine bianche e reperisco il numero di telefono fisso legato all’indirizzo piacentino. Mi risponde un educato signore che mi rende edotto del fatto che Miss Milly non vive più lì dai tempi di Pirro re dell’Epiro e che si è trasferita in una generica Nizza.
Faccio presente di essere della banca e che avrei bisogno di contattare la signora, irrintracciabile al cellulare in mio possesso (di cui, a prova provante della mia sincerità bancaria, scandisco le cifre) per delle firme necessarie e chiedo, con rispettosa educazione, se fosse possibile avere qualche indicazione accessoria per contattarla in tempi rapidi data la delicatezza del momento ed ecco che come d’incanto compare un cellulare francese, attivissimo, lasciatogli dalla Divina Dea dell’Erotismo per eventualità d’ogni tipo.

Sapendo bene che la Divina sarebbe stata messa al corrente in tempo zero che “la banca” era in possesso del suo cellulare, ho provveduto a telefonarle subito, cogliendola ancora assonnata e sortendo un’accoglienza gelidina e sintetica come il Terital.

Chissenechiava.
Se non mi vuole tra i coglioni telefonici blocca il mio numero o cambia il suo.
Difficile che io cambi il mio, per dire.
Nessun problema, nessuno.
Non da parte mia, almeno.
Mavaffanculo, in ogni merdoso caso.

domenica 26 aprile 2015

Silvestri meriggi sulle ripe nascoste

Ah amisgi che numerossi mi seguite da cassa che è anche mi cassa, porchè mi cassa es tu cassa  e tu cassa es mi cassa, che bella meriggiata di primavera timida ho trascorso sulle silvestri ripe del fiume porcone che scorre lontano lontano, ma poi neanche così lontano che in meno di un’orata si è là.
Che bel ritrovarsi a casa, tra gli usi e gli (s)costumi che hanno formato la mia gioventù sino alla maturità totalmente immatura di oggi, che bello questo appianamento delle differenze in chiave socialista reale che conduce alla concretizzazione dell’utopico assioma che recita che ciò che è tuo è parecchiamente mio e la ultraminchia che è mia è sicuramente di tua moglie, ma anche un po’ tua se lo vuoa e se mi vuoa, sconosciuto amico dalle invidiabili corna barocche che siedi nudo con la tua femmina di pura Carne di Sozza Suina Viziosa in Calore nuda accanto, ambedue stagionati e sfrizzolati dal morbino del mostrare l’intimo osceno e questo è esattamente il fulcrum della maestosa filosofia superiore che trascende i paradigmi ottusi della società miope, rendendo assolutamente irresistibile l’età, l’imperfezione, la cellulite, il rilassamento dei tessuti, poiché ciò che è difetto per gli standardizzati cervelli morenti è esaltante pregio per noi Eletti Sacerdoti dell’Oscena Sozzura Deviante Amorale.

Senza parole compaio dalle frasche e siedo nudo sul plaid di verde tartan accanto alla Suina Stagionata che scosta le natiche ancora candide per accogliermi accanto a sé, calando l’asciugamano che grottescamente parava sulle spalle come supposta protezione agli sguardi, ben sapendo invece dell’accentratore risultato opposto,  ed io esibisco sfacciato il mio Gran Pezzo di Carne di Porco in tutta la sua scappellata dura magnificenza e un laido sorriso di lei dietro l’occhialone da sole è sintomo dell’inizio della manipolazione genitale alla quale mi dedico con vivacissima ed entusiastica passione, trafficando tra quelle molli cosce a ravanar il plissettato pube nudo, caldo e tenero, mentre il Ramificato Consorte traffica sul suo patetico pisellino rinsecchito e le danze anonime travolgono i sensi, con l’acqua porcona che gorgoglia, la ficona sudante che sciacquetta, la manina strizzante la minchiona ultraterrena e il maritone sbavante da ogni poro conosciuto e sconosciuto.

Bello, superbo e divino sentir l’anticata mano porca che fa appassionata sega esperta mentre il mio occhio cade sulle tozze ditina dei piedi e la mia bocca guadagna la suzione di quei ditali di carne induriti come marmo che svettano sui seni candidi e molli e il grugnir di blasfemi apprezzamenti reciproci al limite della bestemmia ci infoia e ci imbestia, conducendoci a un incollaggio epidermico sensuale, contrapposto dall’armeggiar veloce di duro cazzo e aperta fica, sotto gli occhi estasiati del Fortunato Cornuto che, superata la timidezza iniziale, allunga la pargoletta mano accanto a quella della Puttanissima Consorte per saggiare la consistenza di Mastro Tarello allo stato Ultrasolido.

Bello. Belli il veto e la regola dettati da Madame Sozzona: no lingua, no baci, no leccate di sessi, ma solo manipolazione epilettica e allora che manipolazione epilettica sia, mia Vacca Sozzissima, ancorché codesto armeggiar sguaiato e sapiente mi conduce allo schizzo sborrone di lì a poco, schizzo sborrone che irrora le sue cellulitiche e divine cosce e anche il ginocchio rinsecchito del Corneo Marito stabulante in posizione troppo vicina per evitarlo.

Sono a casa, maestosa casa, sublime casa che mi disintossica di tante torbide pene d’oltre cortina, dove il sesso mercenario è zeppo di perfette forme, ma intriso soprattutto di sbiadite essenze e sono esaltato, compiaciuto, strabiliato da tanta crudeltà sessuale, carne frolla d’uso pubblico che saluto alzandomi senza nemmeno tante cerimonie, ritornando nel fittizio del boschizio per poi dileguarmi tra le gelide frasche che par che butti a piovere ed io ho una serata davanti a me, da condividere con amici porci e depravati nella blasonata Domiziopoli, patria del rotacismo erotico. Casa.

Punti fermi

Scrivo in diretta dal bar Centrale, nell’illusione disillusa che tutto potesse essere com’era.
Vado con ordine, sorseggiando il Campari triplo della colazione.

Punto uno
Il bar Centrale ha subito un cambio di gestione. Ciao poppe esotiche dell’Olivia, ciao. Adesso ce l’ha una certa Raffaella, detta Raffa (che nomignolo originale, ma pensa) che viene da Domiziopoli e ha rilevato tutto. Cinquantenne ben tenuta, non bella, altissima, atletica, sportiva, bionda, mascolina con muscoloso charme lesbico e seni abbozzati, sposata con un babbeo improbabile che rimane avvitato allo sgabello della cassa emettendo rari segni di vita. Magari, rispetto all’Olivia, qualcosa ci si guadagnerà, perché la Raffa c’ha l’occhietto spermodromico e la cosa andrà approfondita.
E’ mio preciso dovere indagare, è il mio lavoro, me lo sono scelto io e lo amo.

Punto due
L’Osteria quella Nuova impera alla grande, al punto di essersi snaturata con un triste ampliamento della gamma d’offerta: serate di musica dal vivo. Niente jazz, ovviamente, solo cover e karaoke. Mi si elonga lo scroto che va assumendo la forma di una mongolfiera in caduta accidentale da seimila metri. Bisognerà studiare orari e programmi, perché io di musica dal vivo, a meno che non sia jazz (e pure buono e non mi pare il caso), non ne voglio sapere. Poi c’è la tristezza della seratona paella, quindi meglio informarsi bene, sì.

Punto tre
Il winebar è irrimediabilmente chiuso. Tristissime vetrine sporche dalle quali si intravede ancora l’arredamento interno polveroso ed un cartello dà le indicazioni su chi chiamare in caso qualcuno fosse interessato a rilevare il mobilio. Per questo l’Osteria quella Nuova si è allargata, perché non ha più competitors di classe.
Quanto costerà rilevare il winebar? Boh.

Punto quattro
Da seicentosette metri di distanza ho visto la Giulia parcheggiare una Punto per andare dal fornaio. Una Punto, capite? Ingrassata non poco (la Giulia, non la Punto), sciatta e dimessa, povera Giulia. Non una cellula epiteliale del mio ano chiacchierato ha avvertito l’esigenza di alzarsi per raggiungerla e salutarla. Sé la vì.

Punto cinque
Sulla leggera ebbrezza dell’ennesimo Campari ho chiamato il bel Renè (coppia bestia ndr) per sentire come era e come non era ed egli, affannato ed eccitato come uno schiavetto voglioso di attenzioni sederiniche, mi ha fatto mille feste, aggiungendo che ora sa sì! dove abita la Milly, che abita a Piacenza, ma non ha ancora reperito il numero di cellulare e che ci sta lavorando.
Stasera ove nulla osti, pizzata con lui e Silvana. Speriamo in un dopocena laido dei nostri, che sbatterlo nel culo con vigore a tutti e due mi farebbe un gran piacerone.

Punto sei
Rimango appeso ad un uozzappico  “Intanto arriva, poi ci si sente, ciao” e medito.
Oscillo in onore di Foucault da un sonoro, spesso, solido e vibrante “vaffanculo, ma chi cazzo credi di essere” ad una liceale emozione speranzosa di ricevere un uozzappo meno glaciale.
Sintesi taziea: sospensione delle attività, nessun uozzappo, finestra, vediamo, vedremo, vedrò.  

Punto sette
La giornata è caldina, mi sembra che tenga il pallido solicello. Quasi quasi, a pomeriggio, in attesa di raggiungere gli amici carissimi a Domiziopoli, mi faccio una strusciata sull’argine porcone del fiume lontano lontano a far mostra del bel cazzone che c’ho in tutta la sua scultorea durezza scappellata a festa.
E perché no? Magari trovo degli amichetti con cui giocare al dottore, chissà.

Alzo gli occhi in alto a sinistra e sorrido sorseggiando l’ennesimo Campari.
Casa.
Bello.

Serata tranquillante

Frizzante atmosfera casalinga con stappo selvaggio di spumanti e schiumanti, scoppiettii di legna guizzante rosse lingue di fuoco e fumi carnensi deliziosi, ma guarda chi c’è, ma Tazione, ma amore, ma su, ma giù, una valanga di simitoni e la Nadia c’ha due bombe allucinanti che non me le ricordavo proprio, l’Antonella Sa-aaarti è simpaticissima e condottiera, che altrimenti con quel somaro chissà dove andrebbe a finire,  la Sandra di Zack sempre sul culo m’è stata e sempre sul culo me la ritrovo, mentre piacevole sorpresa la ragazzina dell’Umbe, che c’ha ventisei anni, papaboys-style, ma in gamba, carina e piacevole.
E poi il mio appioppo.

Quarantacinque anni, da corsa, magra e nervosa, pelle scura olivastra macchiettata (sapete cosa intendo no? Quelle macchiette chiare e scure…), nei carini, occhietti piccolissimi e azzurrissimi, occhiaia sensuale da fumatrice incallita, labbra sottili, capelli tinti di un nero Pantone al limite del paradosso, poco seno, un culo da Femmina a generosa chiappa lunga e poi allora ditelo, amici di ‘sta gran ceppa randazza germogliante, ditemelo che la signora non indossa collant, calza sandali slingback aperti davanti e veste una gonna nera al ginocchio. Smalto ciliegia perlato (la perfezione NON sempre è di questo mondo) che denota una stesa antica ed invernale, dato il presentarsi di una base dell’unghia chiara in crescita che tanto mi ricorda la ipereiaculata Lilli Carati che il Signore l’abbia sempre in gloria. Ditelo che volete che il Taziosaurus Rex esca con una ceppa di olivo secolare così dalla sua tana, ditelo. Belle ditina asciutte e lunghe. Paiono pronte per un C’è Fava Per Te con la mia umida e gonfia cappella violacea.

Maggie per gli amici, avvocatessa che ha un’agenzia infortunistica, reduce da mille rocambolesche avventure sentimentali delle quali, ahimè, mi ha reso edotto a puntate interminabili per tutta la serata, molto coglionriempitive. Però, adesso, al di là del fare il scemino e criticare, va detto con cristallina sincerità che metterò in campo OGNI mezzo per portarmela sul lurido futon e punirle gli orifizi del lurido piacere con la cattiveria sadica che so che ella anela, anche se ieri sera non vi sono stati né solidi elementi, né particolarmente laidi ammiccamenti e la circostanza cenale grigliale era ostile ad una prosecuzione genitale. Piacerle le piaccio, comunque. Ha ribadito che sono simpaticissimo (chiavabile quindi, nel dizionario Quarantacinquenne Femmina Single – Tazio Gran Porco Crudo con l’Osso) sessantasette volte, per cui possiamo dire che sui coglioni non le sto.

Bello riconviviare rilassatamente, bello che nessuno si sia preso la fottuta briga di analizzare nel dettaglio microscopico che cazzo faccio a Praga e dintorni, grazie amici, so che immaginate, ma non chiedete perché mi volete bene.

“Fino a quando resti giù?” - mi chiede la Nadia con le sue tette allegramente ipertrofiche.
“Almeno fino al vostro matrimonio” – esordisco felice di scoprirmi ad esordire, anche se so che qualche puntatina sul Baltico ci dovrà essere, ma ora è inutile ed ininfluente pensarci.
Bello riconviviare, cazzo cannibale.
Bello avvertire quel fremito animale nelle mutande che porta la mente a considerare che, alla fine della fiera, me le sarei chiavate tuttissime, a suggello che la mia suinità ruspante della bassa è rimasta immutata e per nulla indebolita, bello.
Bella serata.

E poi c’è ‘sta Maggie, che vedremo. Secondo me porta un quaranta e i piedi a fine giornata le suonano pure, ma vedremo. Speriamo di non sbagliarci. Indagare necesse est.
Bello.
Casa.

Pergole, Max, braci e rigatoni

 Bello, guardate, semplicemente bello.
Dopo una lunga chiacchierata che ha anche raggiunto delle note acute, io ed il mio carissimo amico Max abbiamo sepolto l’ascia di guerra. L’abbiamo sepolta sotto la pergola esterna anteriore (novità!) della Solita, mangiando i mitici rigatoni al ragù, un galletto allo spiedo e delle verdure cotte. E insomma, senza tanti preamboli e postamboli è tutto a posto, vado al matrimonio e ne sono estremamente felice, sì.
Devo farmi fare un vestito, però. Ma il tempo c’è, il Maximous si sposa il 16 Maggio.
“Viaggio di nozze?” - chiedo masticando – “Nessun viaggio, siamo secchi come il Sahara per via della casa”, mi risponde.
Peccato, però. Il viaggio di nozze va fatto subito se no poi non è la stessa cosa o finisce che non lo si fa più, peccato.
“Dove volevate andare, nel caso?” – insisto spolpando un’ala.
“Ah beh, ci eravamo innamorati di Los Roques, ma fa niente” – mi dice sorridente.
“Ma qualche giorno da qualche parte ve lo prendete vero?” – incalzo – “Sì, sì, quello sì, magari a Firenze.”

Poi verso le quindici e zeroquattro compare il Saaaaaaaaaarti che si siede a sedia rovescia, dopo avermi baciato e abbracciato come fossi stato una figa turbo.
“Oh, vado a prendere la ca-aaarne, adesso, Ma-aaax” esordisce il buonfigliolo e, a quel punto, il Max si illumina e squittisce “Cazzo che coglionazzo, me lo ero dimenticato! Taz stasera grigliatona da me, siamo io e la Nadia, lui con l’Antonella, l’Umbe con la Giulia, il Zack con la Sandra e forse dopocena un altro po’ di gente, vieni anche tu dai, che ci si fan due risate tutti assieme, che rivedi un po’ tutti!” e il Saarti aggiunge “Cazzo sì Taaaz, che porto anche l’amica dell’Antonella che te la trombi e la rilassi che è un periodo che scassa i coglioni che è un brutto lavoro” e si ride e accetto volentieri, ringraziando.

Casa.
Decido di accettare anche se tra una roba e l’altra ho messo piede in casa sabato mattina alle sei, maledetta la Hertz e quel testa di stracazzo, ma lasciamo stare. Decido di andare che ho voglia di umani che parlano con la cadenza sana che tanto mi piace.
E allora ennesima sambuchina col Sa-aaarti e poi via, a buttare la mia salma sul futon a dormire un poquito.

Casa.
Bello, cazzo.
Nota finale: la Marghe Margherita Marghera ha sempre quel panoramico culo in panavision che tante sozzerie mi suggerisce, ma il gelo della sua chiusura col sesso mi smorza.
Peccatone.

Casa lo stesso, comunque.

venerdì 24 aprile 2015

Quando mi passa? Mai.

Che fortuna!, che fortuna!
IL Costaminchia e le Faine hanno fissato per le ore sedici l’importante riunione del board del bordel a cui io per nessuna ragione al mondo vorrò mancare!
Che fortuna!
Meno male che non è saltata la reunion, amisgi che numerossi vi vengo a trovare accassa a uno a uno tra pochissimo, perché io sono un importante senior advisor del board del bordel. Eh.
E così tra poco prendo il trolley che trullallallà e mi reco nell’headquarter del bordell per l’importante riunione del board. Ehssì eh.

Ma quando mi passa a me? Mai.

Fino alle ventuno nel bordel con i members del board è troppo anche per Carminati.
Esiste però, eh-eh-eh, già-già-già, l’eventualità Galina che non l’ho mai provata e che le potrei chiavare la gola (che pare sia la sua cifra professionale, diciamo) sia per cultura generale, sia come passtime nel bordel come senior advisor in charge al board col trolley trullalallerotrullalalà.
Non mi passa più, lo so.
A domani, amisgi, che mi troverete accassa con reservation AtTheSame che mangio col Max e schiarisco le natiche.

Non mi passa più, lo so.

Riassunti e fermenti, ripassi e dolori, clima stabile e rigatoni vicini

Bonsgiur, bonsgiur, bonsgiur.
Che bella giornata che è oggi: dieci gradi e solicello, si sta bene. Praga è stesa laggiù, la Romi é stesa quaggiù, io bevo un caffettone americano qui giù, il trolley trolla là, Internet dice che a Milano al momento è come qua, che a Taziopoli domani la minima sarà di undici, la massima di ventitre e il cielo sarà parzialmente nuvoloso.

Dividerò questo bel post, raffinato, elegantemente tessuto tra le insidie della lingua italiana, in due parti. La prima, per aggiornarvi sugli sviluppi verificatisi dai tempi di Riga, la seconda per dare doverosa e sentita risposta agli amici che mi hanno posto dei quesiti che, un po’ per la fretta, un po’ per altri motivi, non ho soddisfatto pienamente.

Parte ordinaria

Ieri abbiamo visto non due, ma tre appartamenti, tutti situati in Praga 1 che, per chi non lo sapesse, è il distretto del centro storico della città. Anche se non è perfettamente esatto: diciamo che in Praga 1 c’è anche il centro storico della città vecchia. (Nota: andate a Praga perché è una cosa meravigliosa, credetemi).
Va detto, con doveroso inciso, che tutto ciò che abbiamo visto si è rivelato un’autentica mmerda, ma va anche detto, con pari precisione, che diviene insostenibile per le mie finanze continuare a vivere come Onassis all’Hotellone Lussuosone, poiché io di Onassis non ho nulla, nemmeno di profilo, essendo io di una bellezza assai rara per un uomo stupendamente appena over quaranta che sa vivere col suo tempo e con la performàns.

Per cui ho affittato il meno fecale degli appartamenti, con il beneplacito della Romi che già è in azione mentale al fine di renderlo una base operativa del Tazio: lavasgiu, asciugasgiu, stiransgi, cuscinansgi e dormansgi. Poi le ci vivrà stabilmente, ma IN ASSOLUTA SOLITARIA (eventuali grattatine di fica se la va a far dare altrove), mentre io deciderò il da farsi: voglio stabulare all’Humble Hotel & Brothel? Ok. Voglio l’Hotellone Lussuosone per dedicarmi alla wellness & fitness dura e spietata come facciamo noi le marines sederine pazze pazze? Ok. Voglio stare nella fechouse a riposare il buco del glande? Ok.

E fin qui, quindi, tutto a posto. Di automobili non se ne parla, c’è un rental a quattro passi aperto h24 per cui, semmai dovesse servire, si va lì e tac-taratac-tac la si noleggia.

Bene.
Oggi pomeriggio, ad un orario non ancora definito dal Costafrate e dalle Faine, ci sarà una bella e pulita riunione all’Humble Brothel con un già noto Ordine del Giorno. Ecco, Ordine del Giorno risulta già una contraddizione nei termini, in quanto Disordine del Pomeriggio meglio si attaglierebbe ai deliri che verranno posti sul tappeto: reclutamento di due ragazze di cioccolata (mai viste) provenienti da un altro localino ammodo per coronare il Procett delle Necre che il Costa da tempo affina con magistrale visione da condottiero; allontanamento di una ragazza moldava trovata stesa nel cesso con una siringa nel braccio. Che  vada a morire altrove, merda umana; progettazione di una formula Premium attraverso la quale il cliente paga un tot (un bel tot) e per la durata di dodici ore di erogazione del servizio trapana tutte quelle che può e vuole. Cose belle, insomma.
Voterò entusiasticamente sì a tutto, preleverò del contante e poi mi trasferirò al Praga Ruzyne in attesa dell’aeromobile che mi riporterà a casa.

“Tà so conthent chettenevvai accass per un pog, vedi che tantevvholt ti ripos”.
E vedi che tante volte sarà così Costabirillo delle mie palle glabre.
Per cui, sorvolando sulla parte servizi sessuali erogati on my demand dalla Romi (no, niente da fare raga, la figliola non c’ha il quid, non c’ha) direi che la prima parte del post è esaurita e bella che completa.

Parte speciale

@Lolita: non mi fare così, lo sai che sono sempre contentissimo di leggerti, specialmente quando mi dici che hai riletto tuuuuuuuuuttto quello che ho scritto e mi fai i complimenti. Tu sei la mia fidanzatina porcona, come faccio a non volerti bene amo? Bacini, bacini, bacini. Ti chiedo scusa se non ti ho risposto come dio comanda. Ci farò più attenzione.

@Hip:
lo spiegone. Non è molto facile fare lo spiegone e devo anche ammettere di non aver (inconsciamente, volutamente, boh) approfondito un argomento dalle tante sfaccettature complesse. Posso fare una sintesi, autocritica e spietata: io sono unammerda in certe situazioni. Segnatamente, sono una mmerda in quelle situazioni in cui sarei chiamato a spendermi e ad assumermi terrene responsabilità verso qualcuno. In tal caso io divento l’uomo che fugge, che starebbe anche molto bene come sottotitolo al blog. Quando qualcosa non va lungo l’assoluta traccia che io ho magistralmente dipinto nella mia testa e quando una persona mi ricorda di essere umana e mi chiede umanità e sacrificio e dedizione, magari a fronte del sacrificio, della disponibilità e dell’umanità che già mi ha dato a piene e generose mani, io fuggo. In Africa, in Marocco, in Belize, anche in Belin a volte, ma fuggo.
Un tempo, una donna crudele, che mi ha fatto uscire di testa sterminandomi di dentro, mi disse una verità inossidabile: “Le persone che ti vogliono bene non riusciranno mai a farsi bastare semplicemente che tu sia IL Tazio e questo è il motivo per cui rimarrai solo, per sempre. Rimarrai solo sinché sarai convinto che essere IL Tazio sia una manna per chi ti sta accanto e spero che tu ci creda davvero a questo delirio, perché non ti rimarrà che fartelo bastare quando attorno avrai il vuoto”.

Ecco. Non mi sono affatto divertito a scriverlo, ma te (ve) lo dovevo.
Vi voglio bene, anche se so che dopo la citazione della Donna Crudele, ogni mia affermazione sentimentale risulta dubbia.

mercoledì 22 aprile 2015

Voglia di rigatoni al ragù

Sono stanco, stanco morto.

Io non reggo giornate così, che cominciano alla mattina alle nove e finiscono a mezzanotte, no. La Romi dorme da mo’, mentre io sono talmente teso che non riesco a sentire il sonno che avanza.Bene tutto l’insieme, ok, ma un nulla di concreto, solamente dichiarazioni di intenti e un rimando a un secondo incontro per il quale entrambi avremo fatto i “compiti a casa”.

E fuori ci sono due gradi e io mi sono rotto un po’ le palle.

E allora cambio radicalmente programmi, alla calda luce dell’abat-jour.
Ecco, di seguito, il piano.
Domani ore 14:15 partenza, transito di tre ore e mezzo su Varsavia, arrivo a Praga ore 20:30.
E fin qui tutto bene.

Cenanza e dormienza e dopodomani lo impegniamo per andare a vedere i due appartamenti che ha individuato la Romi, che vorrei decidere e chiudere la partita. Pagare 10k euri al mese in albergo è da pirla, devo ammetterlo. Venerdì pomeriggio riunione al bordello col Costa e le Faine per la pianificazione di alcuni interventi organizzativi e provvedimenti vari. Alla sera, ore 22:00 circa, partenza col volo diretto per Malpensa, dove arriverò alle 23:25. Poi, tra cazzi e mazzi e macchina, partirò fisicamente dall’aerostazione a mezzanotte, mezzanotte e mezzo, massimo l’una. Inforcherò l’autostrada e metterò piede in casa due ore e mezzo dopo, minuto più, minuto meno.

E sarò in Italia, a casa.
E il futon mi farà le feste, assieme al water e al lavandino, che non c’è niente dentro. Ma è mia, cazzo. Casa mia.

Ho mandato un sms al Max, prima. Gli ho detto che se fosse disponibile potremmo vederci a pranzo io e lui sabato, chiarirci e metterci una pietra sopra, sempre che gli stia bene. E gli è stato bene. Per cui l’idea di un pranzo alla Solita con Max mi mette già di suo un umore diverso, più luminoso. E anche se dicono che nel w.e. sarà brutto, me ne chiavo.

Ho poi uozzappato la situazione alla Skiz, facendo il simpa della cumpa per dirle che vorrei offrirle un aperitivo, ove nulla osti.
Breve e sintetico, il uozzappo di risposta.
“Intanto arriva, poi ci si sente, ciao”.

Ok, intanto arrivo e poi ci si sente.
Ok.

Un sottile ago mi trafigge, ma passerà.
Passerà.
Casa, comunque.
Sì.